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Un pugnale per gli "Arditi"

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di Antonio G.G. Merendoni

 

La continua ricerca dell’IRSAST nel recupero storico di documentazione e di insegnamenti teorico-pratici sull’arte e sui metodi di combattimento all’arma bianca del passato italiano, condusse l’interesse all’addestramento col pugnale dei Reparti di Assalto del Regno Unito, nel 1917-1918. Dal 1991 al 1994 l’Istituto, con diverse difficoltà, riuscì ad intervistare alcune persone ancora viventi che appartennero a quei reparti e famigliari di chi purtroppo era già deceduto, ottenendo informazioni di notevole importanza. Per la stesura di questo studio risultarono interessanti due interviste, una ad un famigliare dell’ex graduato abruzzese Carlo Piccinini, e l’altra all’ex sergente maggiore Giovanni Degli Esposti, bolognese.

La costituzione dei Reparti d’Assalto -

I primi Reparti d’Assalto vennero formati ufficialmente il 26 giugno del 1917 a Subida (o a Pradis, gli storici sono discordi), vicino a Cormons in Friuli. Ma è con la nuova "Scuola Reparti d’Assalto", ufficializzata il 15 luglio e situata a Sdricca di San Giovanni di Manzano, nei pressi di Udine, che i membri di tali reparti avranno un intenso addestramento, particolarmente nel maneggio del pugnale e nella lotta a mani libere. Da qui proverranno anche quegli ufficiali che addestreranno poi nuovi reparti in altri luoghi. In questa sede alla presenza del re Vittorio Emanuele III di Savoia, viene ufficialmente riconosciuto il 1º Reparto d’Assalto composto da tre compagnie. Il re stesso decise sul modello dell’uniforme da adottare.

- L’uniforme degli Arditi -

L’uniforme degli appartenenti a questa nuova specialità venne studiata dal capitano Bassi e risultò, rispetto a quelle in uso nel Regio Esercito, estremamente pratica e funzionale. Il modello era costituito dalla comoda giacca in panno grigioverde da bersagliere ciclista, ma con il colletto completamente aperto e il bavero rovesciato. Tale foggia permetteva così di muoversi agevolmente correndo, saltando, nel lanciare bombe a mano e soprattutto nel combattimento individuale. Sul colletto rosso erano applicate le mostrine, nere a due punte con stelletta ("fiamme nere"). In seguito succederà che, formandosi reparti d’assalto solo con elementi provenienti da una determinata specialità, come bersaglieri o alpini, questi manterranno le mostrine originarie, cremisi i primi, verdi i secondi, avendo come nuove definizioni quella di Arditi "fiamme rosse" o "fiamme verdi". Il distintivo della specialità venne applicato al braccio sinistro della giacca. Si trattava di un filo nero su stoffa grigioverde composto da un gladio romano con il motto di casa Savoia "FERT" sull’elsa, disposto entro un serto d’alloro e quercia. Le restanti parti dell’uniforme erano composte da un maglione a collo alto grigioverde (che in un primo tempo era di colore nero) da bersagliere ciclista, poi sostituito da una camicia di flanella col colletto rovesciato, e una lunga cravatta nera; dal pantalone da truppe di montagna mod. 909, con fasce mollettiere o calzettone, ed a completamento del tutto,una mantellina. Come copricapo si sceglierà il fez dei bersaglieri, ma in feltro nero con cordellina e fiocco.

- L’armamento e l’equipaggiamento -

L’equipaggiamento era costituito da un tascapane portato a tracolla contenente bombe a mano (Sipe, Carbone, Besozzi, "la balerina Thevenot P2, il petardo PO etc), dal moschetto di cavalleria, modello 1891 TS e dal pugnale. Quest’ultima novità, un’arma bianca che era stata dimenticata da molto tempo nell’uso militare, fu riadottata perchè risultava l’unica efficace nel combattimento individuale, specialmente nella ristrettezza di una trincea.

- Il pugnale -

Il pugnale più noto, dato in dotazione agli Arditi derivò, per necessità degli eventi bellici, da una riconversione delle giacenze di baionette per il fucile Vetterli 1870-87, ormai inadeguate all’impiego nel combattimento che si stava conducendo. Da queste vennero ricavati due modelli di pugnale e si riuscì ad adattare anche il fodero delle vecchi armi per le nuove. Altri tipi di baionette vennero trasformate in pugnali; quelle austriache di preda bellica e quelle del moschetto 1891 TS. Comunque l’Ardito usufruiva di una certa libertà nell’armamento e poteva usare pugnali diversi (quelli portati da ufficiali e graduati erano spesso modelli personali). Molti infatti preferivano usare pugnali catturati al nemico, in particolare appartenenti ai reparti ungheresi dell’esercito austriaco.

- L’addestramento -

Fu solamente nella "Scuola Reparti d’Assalto" a Sdricca di San Giovanni di Manzano che i reparti in costituzione ebbero un completo addestramento, specialmente al combattimento individuale. Paolo Giudici (1928) riferisce: "Oltre a tutti gli esercizi ginnici fino ad oggi conosciuti, Manzano ebbe una scuola di lotta giapponese, una di scherma con la sciabola, baionetta, pugnale, bastone, petardo. Una scuola di ciclismo, equitazione nuoto ed alpinismo". Mentre Mario Carli riporta: "Le loro esercitazioni avevano soprattutto il carattere di ginnastica da guerra. Li addestrava un ginnasta di vedute pratiche e moderne: il capitano Racchi (autore di "Ginnastica militare")". La preparazione per il combattimento individuale comprendeva la difesa personale a mani libere, derivata dal ju jitsu giapponese. L’istruttore aveva popolarizzato certe forme di ju jitsu che meglio si adattavano al tipo di guerra degli Arditi. Gli ufficiali - più per mantenere una certa distinzione che per utilità - praticavano la scherma di sciabola e di bastone a una mano; quest’ultima insegnata probabilmente dal capitano Racchi stesso e da lui appresa da un maestro di scherma livornese. La scherma di fucile con la baionetta, come istruzione militare, veniva esercitata anche se non necesseria. Infine il maneggio del pugnale che Carli stesso riferisce "fu iniziato allora".

- Il combattimento col pugnale -

Paolo Giudici, descrivendo gli Arditi in questo addestramento, riporta in termini enfatizzanti "Qua, fantocci imbottiti di paglia contro cui gli Arditi si esercitano a immergere le lame dei pugnali: ritte le chiome, dilatato l’occhio, urlante la gola, il viso trasfigurato, l’Ardito si slancia e l’acciaio penetra furibondo sul nemico fittizio, dalla parte del cuore". Angelo Gatti riferisce invece: "Ognuno vanta il suo colpo di coltello e si esperimenta il modo migliore per togliere di mezzo l’avversario". La destrezza raggiunta dagli Arditi nella scherma di pugnale faceva ideare pericolosi giochi di abilità. Mario Palieri racconta in merito: "...era il lancio del pugnale: un Ardito si poneva sull’attenti appoggiato ad una porta di legno; alcuni compagni a turno lanciavano contro di lui, all’altezza della testa, il pugnale che andava a conficcarsi nella porta. Quell’Ardito che riusciva a mantenere immobile la testa, o a piegarla quel poco che bastasse per non essere colpito, era considerato il più coraggioso!!!..."

Un metodo di combattimento col pugnale c’è pervenuto, tramandato da alcuni famigliari del graduato Carlo Piccinini, Ardito del 1º Reparto d’Assalto, formatosi a Sdricca di San Giovanni di Manzano. Tale sistema viene in questo studio raffigurato quasi completamente, ritenendolo il modo più adatto per dimostrarne la tecnica. Egli narrò che il suo istruttore era un francese: un caso strano, e rimane purtroppo ignoto il motivo di quella presenza nell’esercito. Comunque gli istruttori erano diversi (l’addestramento avveniva a squadre) e quasi tutti italiani. Moltissimi elementi provenienti in particolare dal centro e dal meridione che entrarono nei reparti d’assalto, conoscevano già il maneggio del coltello. Il sergente Degli Esposti racconta infatti che nelle risse alle quali capitò d’assistere, i siciliani (ma probabilmente voleva intendere tutti abitanti dell’Italia meridionale) erano molto eleganti nell’uso del coltello. Al contrario pone i romagnoli privi di quelle movenze, ma ugualmente efficaci nell’adoperarlo.

Seguiranno poi in altri luoghi nuove costruzioni dei reparti d’assalto, visti gli ottimi risultati ottenuti da tali formazioni, ma l’addestramento al combattimento individuale venne ridotto all’indispensabile. Questo viene confermato sempre da Degli Esposti, il quale, sempre nel 1917, entrò nel IIIº Reparto d’Assalto che si stava formando a Santa Caterina di Schio, nei pressi di Vicenza. Gli ufficiali posti a tale compito furono: il maggiore Tranquillino, il tenente Carlo Sabatini e il capitano Tongiorgi; gli ultimi due provenienti dalla "Scuola Reparti d’Assalto" di Sdricca. L’addestramento al combattimento individuale fu molto semplice per quello che riguarda la difesa personale a mani libere. Consisteva essenzialmente nell’insegnare a colpire il nemico con un pugno destro diretto allo stomaco o a mano aperta, di "taglio", alla gola. Adoperando invece il pugnale tutto si basava su una sola azione di difesa e attacco, nella quale, dapprima, bisognava difendersi dall’arma bianca (si prevedeva un fucile con baionetta), parando e spostando con il braccio sinistro e mano a pugno, mentre con la mano destra si tirava col pugnale allo stomaco, all’addome o alla gola.

I reparti d’assalto furono operativi sino al dicembre del 1918, periodo nel quale vennero congedati dal servizio militare per il termine della guerra.

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