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A proposito degli Europei di Atene

Parliamone ancora

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di Bruno Garnieri

Ho avuto l’impressione che non si sia parlato abbastanza dell’ultimo Campionato europeo di Wushu tenutosi ad Atene a fine anno. Forse non è stato dato il giusto risalto alle medaglie d’oro conquistate dal tris di assi dell’Accademia Budokwai, che dal 1994 costituisce il fulcro vincente della nazionale azzurra di Wushu-Taolu. Sarà stata la crisi strisciante, e non ancora consumata della Fiwuk, a distogliere l’attenzione degli addetti, O forse l’assuefazione al fatto di vederli vincere da anni ovunque, per cui si finisce col non dare troppo peso agli avvenimenti.

Tant’è che ho ritenuto opportuno riparare a questa "mancanza" e dare, seppur a distanza di mesi, il giusto riconoscimento ai fautori di questa magnifica prova: Giorgio Pasotti, Luca Citron e Roberto Ruggeri...se lo meritano. Non solo per quanto fatto ad Atene con tre medaglie d’oro portate a casa (da Giorgio in spada, da Roberto in nan quan e tutti e tre assieme campioni europei nel "duei lian" da loro ideato); più piazzamenti di prestigio (Luca quinto in chanquan e sciabola, Roberto quinto nel bastone), districandosi egregiamente tra russi, ucraini e olandesi; ma soprattutto per il grande lavoro "sommerso" di ben cinque anni di nazionale. Pomeriggi e sere ad allenarsi in palestra, ore trascorse i campi d’atletica a correre, invece che con gli amici a far baldoria. E pi chi a studiare, chi a lavorare, chi a far tutte e due le cose. L’oro europeo di Atene ripaga simbolicamente questi tre giovani campioni di quanto negli anni passati hanno speso. Speso in sudore e fatica; per essere sempre competitivi coi migliori, non solo in Europa ma in tutto il mondo, a dispetto di coloro che si accontentavano di "esserci" perchè "agli europei ed ai mondiali, con i più forti non c’è storia"...e si sbagliavano.

Speso in denaro: per quei soldi che quando c’erano, venivano buttati al vento per raduni tecnici sterili e di facciata, per spesare "faccendieri"in gita turistica, al traino della nazionale azzurra in trasferta, invece che venir spesi per stage d’allenamento per gli atleti, o per fargli gareggiare più spesso all’estero e fargli fare maggiori esperienze. Ed i bocconi amari? Gli stessi ingoiati in tanti anni di sacrifici senza che nessun dirigente federale, salvo rare eccezioni, dicesse loro "grazie" o manifestasse un qualsiasi segno di riconoscenza per le medaglie e i piazzamenti regalati alla Fiwuk-Coni, senza che la Fiwuk-Coni muovesse un dito per sostenere i loro sforzi. Gli stessi bocconi amari del loro direttore tecnico, Mario Pasotti, colui che ha forgiato questi campioni, sempre in prima linea quando c’è da difendere l’immagine del Wushu italiano e sempre in lotta contro gli incapaci, a tutti i livello, di cui purtroppo, abbonda questa splendida disciplina.

Forse, quel semplice grazie ad Atene è venuto da più in alto: dalla bilancia della vita che alla fine un po’ di giustizia la rende. E che ha permesso ai nomi del terzetto più blasonato d’Italia di entrare negli annali della storia del Wushu anche sotto il titolo: "Campioni d’Europa 1998".

 

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