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Di Giuseppe Meloni
Naha, Okinawa
Dopo trenta ore, fra scali e ritardi, arrivo con i
miei allievi della “Bushido Academy Italia”, gli istruttori
Lorella Neri, Sabrina Mazza e la cintura verde Biagio La Spina, a destinazione
del viaggio che ha lo scopo di un allenamento intensivo sotto la direzione
tecnica di Kosei Nishihira Sensei e di Yoshimasa Matsuda Sensei.
L’indomani ci rechiamo a casa di Sensei Nishihira, che dista un’ora
circa di auto da Naha. Introduco i miei allievi e porgo i saluti da
parte di hanshi George W. Alexander che, nel 1998 insieme al sottoscritto,
si era allenato ed aveva preso accordi per allenamenti futuri con il
maestro Nishihira (vedi samurai di novembre 1999).
Nishihira sensei ha 60 anni – pratica ed insegna il Matsunura
seito (ortodosso) shorin ryu ed è forse l’ultimo maestro
che insegna il Matsumura karate & kobudo senza variazioni o aggiunte
nei kata, tramandandoli come gli vennero insegnati dal gran maestro
Hohan Soken (discendente della famiglia Matsumura). Il Maestro Nishihira
lavora e insegna nella propria abitazione, come facevano i maestri agli
albori del karate.
L’accoglienza è stata sorprendente, le prospettive buone,
visto che il maestro aveva spostato degli impegni appena venuto a conoscenza
del mio desiderio di recarmi ad Okinawa con degli allievi. Neanche il
tempo di presentargli gli allievi che c’invita a spostarci nel
suo “dojo” (il magazzino – dojo di casa). In pantaloncini
corti e maglietta (l’abbigliamento indossato per la brave trasferta)
abbiamo subito iniziato l’allenamento che, tra kata e tecniche
di combattimento in coppia, si è protratto per quattro ore. Il
maestro Nishihira parla pochissimo l’inglese e noi, di contro,
pochissimo il giapponese ma, nonostante ciò, un po’ con
le parole e un po’ con i gesti siamo riusciti a comprenderci appieno.
La mattina successiva siamo tutti piacevolmente sorpresi; l’allenamento
non solo non aveva prodotto nei nostri corpi quella sensazione di indolenzimento
muscolare, che di solito segue gli allenamenti molto intensi, ma aveva
cancellato quella sensazione di intontimento causata dal lungo viaggio
e dal fuso orario.
Colazione veloce e ritorno dal maestro Nishihira che ci attende sulla
porta di casa, pronto per la giornata d’allenamento. Quello che
più ci colpisce è il suo modo di insegnare, evidentemente
usato per trasmettere la conoscenza da singolo a singolo.
La maggior attenzione è stata data ai kata, che sono stati prima
eseguiti da ognuno di noi singolarmente poi dal maestro Nishihira che
ci ha mostrato le differenze. I kata sono sostanzialmente quelli che
fanno parte del bagaglio tecnico del Matsumura, solo piccole differenze
sono da correggere. Con costanza il maestro controlla ognuno di noi,
esecuzione dopo esecuzione. Tra un sorriso, una domanda e una risposta,
il tempo trascorre veloce, sudiamo inverosimilmente, nemmeno negli allenamenti
più duri in Italia ho mai sudato così tanto, per smuovere
l’aria nella sala d’allenamento sono utilizzati due giganteschi
ventilatori. Il maestro è molto attento e ogni tanto ci invita
a bere un po’ d’acqua; la stanchezza si fa sentire ma non
ci sentiamo disidratati.
Tutto il tempo a disposizione è utilizzato per correggere alcune
tecniche dei kata o per allenare una certa qualità di movimento
su una o più tecniche. Lo studio prosegue con l’allenamento
in coppia dei bunkai e sulle tecniche per il combattimento. Notiamo
subito che c’è un filo conduttore tra l’allenamento
del matsumura shorin ryu che eseguiamo alla Bushido Academy Italia della
I.S.K.K.F. , e quello di Okinawa: nei bunkai dei kata e nelle tecniche
di kumite tutto è permesso.
Nishihira sensei si muove ad una velocità sorprendente, calcia
e colpisce con le mani aperte o i pugni chiusi sei o sette volte il
suo avversario, concatena i colpi in modo veloce, mai i suoi arti colpiscono
a caso, ogni colpo arriva in un punto di pressione e non necessita di
caricamento, a volte viene portato da distanza ravvicinata se non addirittura
con la mano già a contatto del corpo dell’avversario. Proietta
l’avversario con posizioni di sacrificio e lo colpisce anche da
posizione accosciata. Gli arti di chi attacca non vengono mai afferrati
ma agganciati in modo da provocare una perdita di equilibrio senza impegnare
la mano per stringere. La mano è tenuta morbida al fine di controllare
l’arto dell’avversario e nello stesso tempo poter modificare
la posizione e colpire immediatamente.
Molta importanza viene data alle uscite (tai sabaki) e agli spostamenti
delle gambe per vanificare l’effetto degli attacchi dell’avversario.
Le parate sono morbide e permettono anche di colpire, in un solo movimento,
cogliendo di sorpresa l’attaccante. Quello che più ci ha
affascinati è stata la sua capacità di spostamento per
ingannare l’avversario sulla traiettoria dei colpi; è evidente
che alle spalle c’è uno studio approfondito sulle reazioni
naturali dell’avversario e sulla capacità di sfruttarle
al massimo.
I lividi non si contano e ancora oggi, mentre scrivo queste note, a
distanza di settimane dall’ultimo allenamento con il maestro porto
ancora i segni delle sue spiegazioni sui punti di pressione …..
e dire che in Italia i nostri allenamenti prevedono il condizionamento
del corpo (koteaite-kotekitae) e il combattimento a pieno contatto.
Il mio allievo Biagio La Spina – che ha solo dodici mesi di allenamento
e conosce quindi pochi kata (per la precisione solo due) – spesso
“utilizzato” per le dimostrazioni sui punti di pressione,
dopo pochi giorni avrebbe potuto essere utilizzato come mappa di studio.
Giorno dopo giorno lo studio prosegue, vengono ripetuti tutti i kata
e le loro applicazioni fino a quando il maestro non ritiene che l’esecuzione
è migliorata. Tutte le sere la moglie del maestro ci prepara
la cena e trascorriamo un po’ di tempo a parlare di karate, dell’Italia
e di altre cose. Il maestro è molto curioso e interessato e vuole
conoscere la nostra cultura. Le giornate e le serate passate con il
maestro ci hanno dato la sensazione di essere entrati a far parte di
un nucleo molto piccolo ma molto unito, oserei dire quasi a far parte
della famiglia.
Nishihira sensei non è certo il classico maestro, a cui siamo
abituati in Italia e al quale non si può quasi rivolgere la parola.
Con il maestro Nishihira ogni domanda riceve risposta e questo conferma
la mia teoria che chi non da risposte alle domande degli allievi è
perché non le conosce, troppe volte ho sentito maestri o presunti
tali rispondere agli allievi: “Non è ancora il momento
perché tu sappia, fai e basta”. E’ vero, è
meglio fare che parlare, ma a volte un chiarimento verbale può
velocizzare il tempo di apprendimento. Le giornate più dure sono
state quelle in cui ci siamo allenati di giorno da Nishihira sensei
e di sera da Matsuda sensei.
Il maestro Yoshimasa Matsuda ha 63 anni ma ne dimostra molti meno. Il
suo dojo è situato nelle vicinanze della città di Tomari:
secondo i canoni occidentali è un dojo piccolo (da noi la maggior
parte dei praticanti bada più alla forma che alla sostanza).
Per me, invece, è un dojo “vissuto”, con i tatami
da dojo che ricoprono il pavimento, privo di docce ma molto accogliente.
Lo stile insegnato da Matsuda sensei è il myo bu kan, una ramificazione
del kobayashi shorin ryu. La caratteristica dello stile è la
concatenazione delle tecniche, come nel matsumura shorin ryu, e il combattimento
a pieno contatto senza protezioni dove è previsto anche il combattimento
al suolo. Vengo invitato a cimentarmi nel combattimento. Memore dell’esperienza
della visita precedente e grazie agli allenamenti a pieno contatto che
svolgiamo nei dojo della “Bushido Academy” in Italia, esco
indenne da tutti gli scontri e ricevo gli elogi di Matsuda sensei per
la qualità della nostra scuola. Al termine dei quindici giorni
siamo dispiaciuti di lasciare l’isola ma coscienti che alcuni
cambiamenti stanno avvenendo anche a Okinawa: le nuove generazioni si
avvicinano sempre più al modello statunitense. Il karate ha iniziato
il suo cammino verso la competizione sportiva, rendendo i kata sempre
più belli esteticamente (come già avvenne in Giappone)
e sempre più lontani dalla loro originale applicazione. Nello
stesso tempo siamo certi che Kosei Nishihira sensei continuerà
a insegnare, come ha fatto finora (“Dal tuo cuore al mio”)
quello che è l’antico karate di Okinawa e che al nostro
ritorno nella sua casa-dojo troveremo le cose come le abbiamo lasciate.
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