Introduzione
Molti Autori hanno affrontato l'argomento che sarà
trattato in questo secondo volume dei "Quaderni di Fitness"
ed i migliori di loro, anche se non l'hanno compiutamente esaurito (le
scoperte della Scienza sono in costante evoluzione) lo hanno trattato
in maniera superba, avvalendosi di stuoli di ricercatori.
In genere, però, questi specialisti scrivono soprattutto per
altri specialisti, infischiandosene in modo totale se il normale lettore
annaspa, senza salvagente, fra mari di grafici quasi mai spiegati in
maniera esauriente, laghi di nozioni astruse, fiumi di parole.
Anche se l'argomento può apparire complesso, sono dell'opinione
che possa essere spiegato in modo sufficientemente abbordabile perché
tutti, anche i non addetti ai lavori, possano comprenderlo ed accrescere
cosi la propria cultura del corpo.
Proprio questo tipo di cultura manca, in Italia, quasi del tutto. Idealismo
e malinteso senso del pudore hanno provocato guasti difficilmente riparabili
portando la maggior parte dei nostri connazionali sulla strada scoscesa
della stupidità fisica e della negazione della fatica.
Le definizioni di allenamento si sono sprecate. Ogni
Autore, nel tentativo di essere più esauriente di tutti gli altri,
tende ad aggiungere qualche riga, o qualche dozzina di righe, in più
a definizioni precedenti. Proseguire su questa strada porterà,
prima o poi, ad enunciare definizioni estese quanto un intero libro.
Sono dell'opinione che, quanto più una definizione è complessa,
tanto meno il suo valore tenda ad essere universale: privilegiare l'analisi
va sempre a scapito della sintesi ed è proprio la sintesi che
favorisce l'apprendimento di concetti generali.
Io, come Popper insegna, cerco di avere una mente semplice che tende
a rallegrarsi quando riesce a far scaturire definizioni semplici. Vi
suggerirò, quindi, di chiamare:
Allenamento ogni attività preordinata al miglioramento
di una prestazione.
A me pare che queste otto parole (in cui compaiono
solo "quattro sostantivi"!) dicano tutto ciò che c'é
da dire.Un antico Poeta armeno ci ha illuminato con qualcosa.di certamente
più profondo scrivendo soltanto sette parole: "Amo il mio
paese perché è mio" frase che è certamente
più raffinata di quanto appaia al primo approccio.
Con tutta probabilità si potrebbe esprimere compiutamente anche
il concetto di "allenamento" con un numero inferiore di termini,
ma, poichè non stiamo tentando di battere dei records, cercheremo
di accontentarci. Esaminiamo insieme la definizione che vi ho proposto.
Attività.
Il termine indica l'uscita da una situazione di quiete, quindi prefigura
un moto che può anche essere soltanto dell'intelletto o della
volontà.
Possiamo comprendere cosi nella nostra definizione anche prestazioni
mentali di attenzione o di meditazione (ad esempio il gioco degli scacchi)
oppure, addirittura, preparazioni psicologiche a situazioni di emergenza.
Preordinata.
Con questo termine si possono riassumere, volendo, interi volumi.
Pre -
Indica che un vigile pensiero predispone gli schemi necessari per raggiungere
scopi razionali, possibili, immediati o futuri.
Ordinata.
Significa che si pone in essere l'organizzazione accurata di tutti i
mezzi necessari ed atti a raggiungere gli scopi che si sono prefissati,
ed indica, contemporaneamente, la precisa disposizione degli stadi temporali
necessari.
Non male per un solo sostantivo, nemmeno troppo lungo o desueto.
L'insieme razionale dei mezzi posti in essere, nella
maniera più adeguata, per raggiungere uno scopo, non può
che portare ad un miglioramento della situazione precedente.
Per poter verificare se questo miglioramento esiste, ed anche per poterlo
quantificare, avremo bisogno di procedere a valutazioni in almeno due
stadi temporali successivi: lo stadio che precede l'attività
preordinata, e quello che la segue. Le valutazioni dovranno essere coerenti,
cioè dovremo usare lo stesso metodo, e ricercare o, addirittura,
ricostruire le medesime condizioni.
Possediamo una villa di sei piani, costruita direttamente sullo scoglio
più alto del Golfo di Positano (se dobbiamo sognare, tanto vale
esagerare) ed un giorno decidiamo di cronometrare il tempo che ci è
necessario per salire dal pianterreno alla mansarda. Nello stesso tempo
effettueremo un controllo anche dei nostri battiti cardiaci, sia all'inizio
che al termine dell'ascesa.
Scegliamo, come inizio della prova, l'aurora subito prima della colazione.
I nostri battiti cardiaci, all'inizio della prova (prestazione) sono
85 e raggiungono al termine il bel numero di 180. Il tempo che abbiamo
impegnato è di 3'.
Già dai primi risultati comprendiamo che, attualmente, non siamo
ancora pronti per battere records mondiali: decidiamo quindi di allenarci
ed, ogni giorno, alle ore più diverse, saliamo e scendiamo più
e più volte le rampe di scale della nostra splendida casa.
Diremo che, in questo caso, come terreno di allenamento abbiamo scelto
il percorso di gara.
Potremmo, però, allenarci anche correndo nel nostro parco di
dodici ettari, o farci inseguire dai doberman del vicino, un principe
indiano che ci deve dei soldi, dopo averli stuzzicati adeguatamente.
Supponiamo, dopo un mese di fatiche inenarrabili e con i glutei un po'
segnati (il più veloce dei doberman, che ha un pessimo carattere,
ci ha più volte agguantato) di voler operare una nuova valutazione.
Potremo operare in due modi:
1 - Misurare i battiti del nostro cuore all'inizio del percorso e cercare
di raggiungere l'ultimo piano ancora in tre minuti. All'arrivo, ricontrolleremo
il nostro ritmo cardiaco. Supponiamo che i due valori siano rispettivamente:
70 e 160. E' chiaro che l'allenamento ha raggiunto il suo scopo: abbiamo
migliorato le nostre precedenti (e scadenti) prestazioni.
2 - Possiamo cercare di salire le scale il più velocemente possibile:
se il tempo impiegato sarà inferiore ai tre minuti ed i battiti
cardiaci finali inferiori od uguali a 180, avremo di nuovo migliorato
il nostro record precedente: le Olimpiadi ci appaiono meno lontane.
In tutti i casi sarà estremamente importante
che la prestazione e la valutazione siano eseguite ancora all'alba,
subito prima della colazione.
Dovremo, cioè, cercare di rendere omogenee le due valutazioni,
ricreando le medesime condizioni. Non potremmo, altrimenti, confrontarle.
Immaginate di effettuare prestazione e valutazione dopo un pasto abbondante
e completo: aperitivi, antipasti assortiti, due primi, tre secondi,
contorni, formag gio, frutta, dolce, gelato, caffé, vino, liquori
e via truogolando. Potremmo, se tutto va bene, procurarci un infarto
leggero, ma non certo avere una chiara idea dei miglioramenti ottenuti.
Ancora una volta osserviamo come la definizione di
allenamento che vi ho appena proposta possa comprendere sia situazioni
propriamente "fisiche" (anche del tutto normali) che situazioni
di ogni altro genere: intellettuali, psichiche, di meditazione e via
gorgheggiando.
E' chiaro che potremmo dilatare, quasi all'infinito, interpretazioni,
spiegazioni, esempi, fino a riempire, appunto, un libro...il che è
esattamente lo scopo che mi sono proposto fin dall'inizio.
Pochi Autori, e quasi nessun Allenatore, hanno il coraggio
di dirvi che:
1 - Il fattore che, più di ogni altra cosa,
determinerà il successo del vostro impegno vi sarà fornito...dai
vostri genitori e dai vostri avi. (Astrand afferma: "Chi vuol primeggiare
nello sport deve scegliere con cura i propri genitori.") Il vostro
patrimonio genetico vi è stato tramandato, infatti, attraverso
continue variazioni e mutazioni, proprio dalla vostra gente.
Un arguto Autore americano commenta a questo proposito: "Se incontrate
un elefante e lo seguite fino a casa sua, troverete, come minimo, altri
due elefanti: il suo babbo e la sua mamma." Potrebbe, però,
avere anche dei fratelli. Il patrimonio genetico sarà soprattutto
importante per quello che riguarda l'anabolismo ed il catabolismo, il
genere di fibre muscolari, la velocità di risposta neuromuscolare,
la capacità di concentrazione, la resistenza allo stress.
2 - La relazione esistente fra i vostri segmenti ossei
potrà determinare, in misura consistente, i livelli della vostra
prestazione: infatti leve favorevoli o meno sfavorevoli potranno ovviare,
almeno in parte, a carenze muscolari anche accentuate.
3 - La struttura muscolare che possedete predeterminerà
quasi completamente il tipo di prestazione che converrà migliorare
o alla quale converrà che vi dedichiate per poter ottenere buoni
risultati. Se, ad esempio, riempite la vostra altezza di cm. 180 con
100 chilogrammi di muscolatura massiccia non allenatevi per vincere
qualche maratona: applicatevi, piuttosto, al sollevamento pesi, al lancio
del disco, del peso, del martello o di qualunque altra cosa vi capiti
per le mani.
4 - L'impegno, anche strenuo, potrà si ovviare
a carenze anche gravi, ma se le carenze riguardano le qualità
citate al punto -1-, non potrà condurvi che a livelli medi di
prestazione.
La meditazione su questi quattro punti non deve, però,
scoraggiarci dall'applicarci con costanza a qualche sport (anche a livello
amatoriale): qualunque tipo di allenamento e di preparazione razionale,
non potrà che cambiare drammaticamente in meglio la qualità
della nostra vita, farci vivere più a lungo e, soprattutto, farci
godere fino in fondo il tempo che ci sarà concesso prima di fare
una nuova, definitiva esperienza.
Ricordiamo che lo scopo principale dell'attività fisica non è,
di norma, il raggiungimento di nuovi standards di prestazione (riservati,
come abbiamo già detto, a pochi) ma l'ottenimento di un benessere
della mente e del corpo, che viene sintetizzato in una parola anche
troppo usata: fitness.
Rivediamo, da un'altra angolazione, i quattro punti
appena proposti. Quando circumnavigavo i miei primi vent'anni, avevo
introdotto nella Palestra dove in pratica dimoravo, un'abitudine che,
considerata a posteriori, appare demenziale.
Ogni nuovo adepto, dopo essere stato indotto a sdraiarsi su una panca,
veniva "caricato" con un bilancere di 130 chilogrammi e cosi
praticamente inchiodato sul suo letto di dolore. Ovviamente ci adopravamo,
tra una risata e l'altra, affinchè il futuro atleta non si potesse
fare alcun male.
Il divertimento durò fino a quando arrivò, a portata del
nostro carico standard, una specie di cubo umano che, dopo aver impugnato
saldamente la sbarra d'acciaio, incominciò a farla salire e scendere,
chiedendo con voce nemmeno affannata (dopo una quindicina di ripetizioni)
quando avrebbe dovuto smettere: si stava annoiando!
Non ottenendo risposta l'energumeno depositò a terra "da
solo" il pesante arnese ed impugnò, cosi, distrattamente,
un estensore a cinque molle ed incominciò a maltrattarlo per
vedere come funzionava, fino a spezzarne tre. L'atmosfera che si respirava
era: panico!
Con il senno e le conoscenze attuali quelle prestazioni, a cui nessuna
persona normale potrà mai attingere, erano notevoli, ma avrebbero
potuto essere spiegate se soltanto avessimo conosciuto i punti 1-2-3
che vi ho appena proposto.
Il nostro atleta naturale, uno spaventoso energumeno, alloggiava una
novantina di chilogrammi di muscoli su un'altezza di appena 165 centimetri
e "non" era grasso.
La sua capacità di concentrazione in quel tipo di prova era assolutamente
fuori dal comune, le sue leve erano cortissime quindi estremamente adatte
ad effettuare quel tipo particolare di prestazione.
Prendiamo ancora ad esempio il nostro sbalorditivo
colosso che chiameremo Franco e vediamolo all'opera nel tentativo di
agguantare un autobus dal volto sfuggente.
Supponiamo che, ogni mattina, si trovi alla fermata di un filobus "N"
assieme al collega Giovanni, un tipo esile, curvo, emaciato, completo
di occhiali e forfora: insomma, a parte il suo buon cuore, una schifezza.
Ambedue lavorano negli uffici del Catasto ed usano viaggiare insieme.
Un lunedi, è mattino, Franco e Giovanni arrivano contemporaneamente
alla fermata proprio quando il mezzo pubblico si sta avviando. Tutti
e due sanno che la prossima fermata è a non più di 500
metri, che il traffico intenso rallenterà la marcia del grosso
automezzo...incominciano a correre.
Sono entrambi poco allenati: eccesso di cibo, fumo, liquori ed altre
porcherie non hanno di certo contribuito a migliorare le loro condizioni
generali. Contrariamente a quello che si può immaginare, colui
che avrà maggiori probabilità di riprendere il mezzo che
fugge sarà Giovanni.
Cerchiamo di capire perchè.
Come abbiamo appena saputo, Franco è fortissimo: non potremmo
escludere che, se solo avesse potuto aggrapparsi ad una maniglia, avrebbe
inchiodato alla fermata l'intero filobus o, almeno, sradicarne una portiera.
La sua struttura muscolare, straordinariamente massiccia, richiede,
per effettuare molti movimenti ritmici consecutivi, (e con un carico
piuttosto gravoso: 90 chilogrammi) una quantità molto elevata
di ossigeno, che il suo sistema cardiovascolare non esercitato, non
sarà, probabilmente, in grado di procurargli: Franco arriverà
tardi in ufficio.
Giovanni, scarsamente muscolato, avrà bisogno di una quantità
molto scarsa di ossigeno che forse il suo sistema cardiovascolare, sia
pure malridotto, sarà in grado di procurargli. Giovanni, se non
sarà colpito da infarto, arriverà puntuale.
Da questi due esempi abbiamo incominciato a comprendere che le cose
non sono cosi semplici come amiamo ritenere.
Abbiamo certamente capito che forza massimale e resistenza sono, non
solo qualità fisiche differenti, ma anche, in qualche modo, contrastanti.
Ci occuperemo, in maniera sistematica, di queste ed altre qualità
fisiche (ed anche non fisiche) nei prossimi capitoli.