Le capacità condizionali
 
 
di Beniamino Ferrari
 
 
Introduzione

Molti Autori hanno affrontato l'argomento che sarà trattato in questo secondo volume dei "Quaderni di Fitness" ed i migliori di loro, anche se non l'hanno compiutamente esaurito (le scoperte della Scienza sono in costante evoluzione) lo hanno trattato in maniera superba, avvalendosi di stuoli di ricercatori.
In genere, però, questi specialisti scrivono soprattutto per altri specialisti, infischiandosene in modo totale se il normale lettore annaspa, senza salvagente, fra mari di grafici quasi mai spiegati in maniera esauriente, laghi di nozioni astruse, fiumi di parole.
Anche se l'argomento può apparire complesso, sono dell'opinione che possa essere spiegato in modo sufficientemente abbordabile perché tutti, anche i non addetti ai lavori, possano comprenderlo ed accrescere cosi la propria cultura del corpo.
Proprio questo tipo di cultura manca, in Italia, quasi del tutto. Idealismo e malinteso senso del pudore hanno provocato guasti difficilmente riparabili portando la maggior parte dei nostri connazionali sulla strada scoscesa della stupidità fisica e della negazione della fatica.

Le definizioni di allenamento si sono sprecate. Ogni Autore, nel tentativo di essere più esauriente di tutti gli altri, tende ad aggiungere qualche riga, o qualche dozzina di righe, in più a definizioni precedenti. Proseguire su questa strada porterà, prima o poi, ad enunciare definizioni estese quanto un intero libro.
Sono dell'opinione che, quanto più una definizione è complessa, tanto meno il suo valore tenda ad essere universale: privilegiare l'analisi va sempre a scapito della sintesi ed è proprio la sintesi che favorisce l'apprendimento di concetti generali.
Io, come Popper insegna, cerco di avere una mente semplice che tende a rallegrarsi quando riesce a far scaturire definizioni semplici. Vi suggerirò, quindi, di chiamare:

Allenamento ogni attività preordinata al miglioramento di una prestazione.

A me pare che queste otto parole (in cui compaiono solo "quattro sostantivi"!) dicano tutto ciò che c'é da dire.Un antico Poeta armeno ci ha illuminato con qualcosa.di certamente più profondo scrivendo soltanto sette parole: "Amo il mio paese perché è mio" frase che è certamente più raffinata di quanto appaia al primo approccio.
Con tutta probabilità si potrebbe esprimere compiutamente anche il concetto di "allenamento" con un numero inferiore di termini, ma, poichè non stiamo tentando di battere dei records, cercheremo di accontentarci. Esaminiamo insieme la definizione che vi ho proposto.

Attività.
Il termine indica l'uscita da una situazione di quiete, quindi prefigura un moto che può anche essere soltanto dell'intelletto o della volontà.
Possiamo comprendere cosi nella nostra definizione anche prestazioni mentali di attenzione o di meditazione (ad esempio il gioco degli scacchi) oppure, addirittura, preparazioni psicologiche a situazioni di emergenza.
Preordinata.
Con questo termine si possono riassumere, volendo, interi volumi.
Pre -
Indica che un vigile pensiero predispone gli schemi necessari per raggiungere scopi razionali, possibili, immediati o futuri.
Ordinata.
Significa che si pone in essere l'organizzazione accurata di tutti i mezzi necessari ed atti a raggiungere gli scopi che si sono prefissati, ed indica, contemporaneamente, la precisa disposizione degli stadi temporali necessari.
Non male per un solo sostantivo, nemmeno troppo lungo o desueto.

L'insieme razionale dei mezzi posti in essere, nella maniera più adeguata, per raggiungere uno scopo, non può che portare ad un miglioramento della situazione precedente.
Per poter verificare se questo miglioramento esiste, ed anche per poterlo quantificare, avremo bisogno di procedere a valutazioni in almeno due stadi temporali successivi: lo stadio che precede l'attività preordinata, e quello che la segue. Le valutazioni dovranno essere coerenti, cioè dovremo usare lo stesso metodo, e ricercare o, addirittura, ricostruire le medesime condizioni.
Possediamo una villa di sei piani, costruita direttamente sullo scoglio più alto del Golfo di Positano (se dobbiamo sognare, tanto vale esagerare) ed un giorno decidiamo di cronometrare il tempo che ci è necessario per salire dal pianterreno alla mansarda. Nello stesso tempo effettueremo un controllo anche dei nostri battiti cardiaci, sia all'inizio che al termine dell'ascesa.
Scegliamo, come inizio della prova, l'aurora subito prima della colazione.
I nostri battiti cardiaci, all'inizio della prova (prestazione) sono 85 e raggiungono al termine il bel numero di 180. Il tempo che abbiamo impegnato è di 3'.
Già dai primi risultati comprendiamo che, attualmente, non siamo ancora pronti per battere records mondiali: decidiamo quindi di allenarci ed, ogni giorno, alle ore più diverse, saliamo e scendiamo più e più volte le rampe di scale della nostra splendida casa.
Diremo che, in questo caso, come terreno di allenamento abbiamo scelto il percorso di gara.
Potremmo, però, allenarci anche correndo nel nostro parco di dodici ettari, o farci inseguire dai doberman del vicino, un principe indiano che ci deve dei soldi, dopo averli stuzzicati adeguatamente.
Supponiamo, dopo un mese di fatiche inenarrabili e con i glutei un po' segnati (il più veloce dei doberman, che ha un pessimo carattere, ci ha più volte agguantato) di voler operare una nuova valutazione.

Potremo operare in due modi:
1 - Misurare i battiti del nostro cuore all'inizio del percorso e cercare di raggiungere l'ultimo piano ancora in tre minuti. All'arrivo, ricontrolleremo il nostro ritmo cardiaco. Supponiamo che i due valori siano rispettivamente: 70 e 160. E' chiaro che l'allenamento ha raggiunto il suo scopo: abbiamo migliorato le nostre precedenti (e scadenti) prestazioni.
2 - Possiamo cercare di salire le scale il più velocemente possibile: se il tempo impiegato sarà inferiore ai tre minuti ed i battiti cardiaci finali inferiori od uguali a 180, avremo di nuovo migliorato il nostro record precedente: le Olimpiadi ci appaiono meno lontane.

In tutti i casi sarà estremamente importante che la prestazione e la valutazione siano eseguite ancora all'alba, subito prima della colazione.
Dovremo, cioè, cercare di rendere omogenee le due valutazioni, ricreando le medesime condizioni. Non potremmo, altrimenti, confrontarle.
Immaginate di effettuare prestazione e valutazione dopo un pasto abbondante e completo: aperitivi, antipasti assortiti, due primi, tre secondi, contorni, formag gio, frutta, dolce, gelato, caffé, vino, liquori e via truogolando. Potremmo, se tutto va bene, procurarci un infarto leggero, ma non certo avere una chiara idea dei miglioramenti ottenuti.

Ancora una volta osserviamo come la definizione di allenamento che vi ho appena proposta possa comprendere sia situazioni propriamente "fisiche" (anche del tutto normali) che situazioni di ogni altro genere: intellettuali, psichiche, di meditazione e via gorgheggiando.
E' chiaro che potremmo dilatare, quasi all'infinito, interpretazioni, spiegazioni, esempi, fino a riempire, appunto, un libro...il che è esattamente lo scopo che mi sono proposto fin dall'inizio.

Pochi Autori, e quasi nessun Allenatore, hanno il coraggio di dirvi che:

1 - Il fattore che, più di ogni altra cosa, determinerà il successo del vostro impegno vi sarà fornito...dai vostri genitori e dai vostri avi. (Astrand afferma: "Chi vuol primeggiare nello sport deve scegliere con cura i propri genitori.") Il vostro patrimonio genetico vi è stato tramandato, infatti, attraverso continue variazioni e mutazioni, proprio dalla vostra gente.
Un arguto Autore americano commenta a questo proposito: "Se incontrate un elefante e lo seguite fino a casa sua, troverete, come minimo, altri due elefanti: il suo babbo e la sua mamma." Potrebbe, però, avere anche dei fratelli. Il patrimonio genetico sarà soprattutto importante per quello che riguarda l'anabolismo ed il catabolismo, il genere di fibre muscolari, la velocità di risposta neuromuscolare, la capacità di concentrazione, la resistenza allo stress.

2 - La relazione esistente fra i vostri segmenti ossei potrà determinare, in misura consistente, i livelli della vostra prestazione: infatti leve favorevoli o meno sfavorevoli potranno ovviare, almeno in parte, a carenze muscolari anche accentuate.

3 - La struttura muscolare che possedete predeterminerà quasi completamente il tipo di prestazione che converrà migliorare o alla quale converrà che vi dedichiate per poter ottenere buoni risultati. Se, ad esempio, riempite la vostra altezza di cm. 180 con 100 chilogrammi di muscolatura massiccia non allenatevi per vincere qualche maratona: applicatevi, piuttosto, al sollevamento pesi, al lancio del disco, del peso, del martello o di qualunque altra cosa vi capiti per le mani.

4 - L'impegno, anche strenuo, potrà si ovviare a carenze anche gravi, ma se le carenze riguardano le qualità citate al punto -1-, non potrà condurvi che a livelli medi di prestazione.

La meditazione su questi quattro punti non deve, però, scoraggiarci dall'applicarci con costanza a qualche sport (anche a livello amatoriale): qualunque tipo di allenamento e di preparazione razionale, non potrà che cambiare drammaticamente in meglio la qualità della nostra vita, farci vivere più a lungo e, soprattutto, farci godere fino in fondo il tempo che ci sarà concesso prima di fare una nuova, definitiva esperienza.
Ricordiamo che lo scopo principale dell'attività fisica non è, di norma, il raggiungimento di nuovi standards di prestazione (riservati, come abbiamo già detto, a pochi) ma l'ottenimento di un benessere della mente e del corpo, che viene sintetizzato in una parola anche troppo usata: fitness.

Rivediamo, da un'altra angolazione, i quattro punti appena proposti. Quando circumnavigavo i miei primi vent'anni, avevo introdotto nella Palestra dove in pratica dimoravo, un'abitudine che, considerata a posteriori, appare demenziale.
Ogni nuovo adepto, dopo essere stato indotto a sdraiarsi su una panca, veniva "caricato" con un bilancere di 130 chilogrammi e cosi praticamente inchiodato sul suo letto di dolore. Ovviamente ci adopravamo, tra una risata e l'altra, affinchè il futuro atleta non si potesse fare alcun male.
Il divertimento durò fino a quando arrivò, a portata del nostro carico standard, una specie di cubo umano che, dopo aver impugnato saldamente la sbarra d'acciaio, incominciò a farla salire e scendere, chiedendo con voce nemmeno affannata (dopo una quindicina di ripetizioni) quando avrebbe dovuto smettere: si stava annoiando!
Non ottenendo risposta l'energumeno depositò a terra "da solo" il pesante arnese ed impugnò, cosi, distrattamente, un estensore a cinque molle ed incominciò a maltrattarlo per vedere come funzionava, fino a spezzarne tre. L'atmosfera che si respirava era: panico!
Con il senno e le conoscenze attuali quelle prestazioni, a cui nessuna persona normale potrà mai attingere, erano notevoli, ma avrebbero potuto essere spiegate se soltanto avessimo conosciuto i punti 1-2-3 che vi ho appena proposto.
Il nostro atleta naturale, uno spaventoso energumeno, alloggiava una novantina di chilogrammi di muscoli su un'altezza di appena 165 centimetri e "non" era grasso.
La sua capacità di concentrazione in quel tipo di prova era assolutamente fuori dal comune, le sue leve erano cortissime quindi estremamente adatte ad effettuare quel tipo particolare di prestazione.

Prendiamo ancora ad esempio il nostro sbalorditivo colosso che chiameremo Franco e vediamolo all'opera nel tentativo di agguantare un autobus dal volto sfuggente.
Supponiamo che, ogni mattina, si trovi alla fermata di un filobus "N" assieme al collega Giovanni, un tipo esile, curvo, emaciato, completo di occhiali e forfora: insomma, a parte il suo buon cuore, una schifezza. Ambedue lavorano negli uffici del Catasto ed usano viaggiare insieme.
Un lunedi, è mattino, Franco e Giovanni arrivano contemporaneamente alla fermata proprio quando il mezzo pubblico si sta avviando. Tutti e due sanno che la prossima fermata è a non più di 500 metri, che il traffico intenso rallenterà la marcia del grosso automezzo...incominciano a correre.
Sono entrambi poco allenati: eccesso di cibo, fumo, liquori ed altre porcherie non hanno di certo contribuito a migliorare le loro condizioni generali. Contrariamente a quello che si può immaginare, colui che avrà maggiori probabilità di riprendere il mezzo che fugge sarà Giovanni.
Cerchiamo di capire perchè.
Come abbiamo appena saputo, Franco è fortissimo: non potremmo escludere che, se solo avesse potuto aggrapparsi ad una maniglia, avrebbe inchiodato alla fermata l'intero filobus o, almeno, sradicarne una portiera.
La sua struttura muscolare, straordinariamente massiccia, richiede, per effettuare molti movimenti ritmici consecutivi, (e con un carico piuttosto gravoso: 90 chilogrammi) una quantità molto elevata di ossigeno, che il suo sistema cardiovascolare non esercitato, non sarà, probabilmente, in grado di procurargli: Franco arriverà tardi in ufficio.
Giovanni, scarsamente muscolato, avrà bisogno di una quantità molto scarsa di ossigeno che forse il suo sistema cardiovascolare, sia pure malridotto, sarà in grado di procurargli. Giovanni, se non sarà colpito da infarto, arriverà puntuale.
Da questi due esempi abbiamo incominciato a comprendere che le cose non sono cosi semplici come amiamo ritenere.
Abbiamo certamente capito che forza massimale e resistenza sono, non solo qualità fisiche differenti, ma anche, in qualche modo, contrastanti.
Ci occuperemo, in maniera sistematica, di queste ed altre qualità fisiche (ed anche non fisiche) nei prossimi capitoli.