Le capacità condizionali
 
 
Forza - Velocità -Resistenza

Teoria e Pratica

1 – Conoscerle 2 – Allenarle 3 - Migliorarle


Le capacità coordinative (cenni)

 
 
di Beniamino Ferrari
 
 

"I cieli stessi girano attorno di continuo, il sole sorge e tramonta, stelle e pianeti mantengono costanti i loro moti, l'aria è in perpetuo agitata dai venti, le acque crescono e calano... per insegnarci che dovremmo essere sempre in movimento."

Robert Burton (The Anatomy of Melancholy)

 
 
Prefazione

Mio padre, durante le nostre lunghe chiacchierate, soleva raccomandarmi di non seccare il mio prossimo al di là del disturbo che, solo per il fatto di esistere, ogni presenza reca ad altre presenze.
"Il tuo prossimo - soleva dire - ha già abbastanza guai. Evita, se puoi, di peggiorare situazioni già precarie." Credo fosse un modo gentile per suggerirmi di togliermi di torno.
Da adolescente dovevo essere un po' pesante, soprattutto d'estate quando, complice il sole, maturavo la convinzione che, con un poco di applicazione, avrei potuto, da un momento all'altro, trasformarmi in un essere uno e trino. Da adulto (dove faccio già fatica ad essere "uno") mi sono sempre sforzato di seguire con scrupolo quel consiglio: sui risultati non garantisco.
Ho, comunque, sempre cercato, ed i miei pochi amici me ne sono grati, di non colpire all'impazzata il mio prossimo con massime latine, soprattutto con quelle che si occupano, con risultati molto discutibili, di benessere fisico. Le ragioni sono soprattutto due: o questi detti sono di una assoluta banalità, oppure sono completamente sbagliati.
Una massima che gode, si fa per dire, di entrambe queste proprietà è la ben nota "Mens sana in corpore sano" (1)
Ho conosciuto, e tutt'ora conosco, persone che, pur dotate di salute perfino esagerata, avevano ed hanno la stessa profondità mentale di una seppia di medio sentire nella stagione degli amori.
(Con tutto il rispetto che bisogna riservare alle seppie. Con le seppie bisogna agire con cautela: una parola in più ed il WWF si scatena.)
Tutto deve essere nato in una mescita di alcoolici o, addirittura, in un'osteria: Roma Antica.
Qualche persona nota (forse un aiuto-sottosegretario ai Giochi Circensi) pieno la sua parte, afferma perentorio barcollando: "In vino veritas".
Applausi scroscianti (tutti sono piuttosto allegri), la voce che Tizius ha fatto un discorso si spande: la conclusione piace, viene presa per vera.
"Una persona arguta quel Tizius" si dicono l'un l'altro i cittadini di Roma.
La fama si diffonde, l'amico di Tizius, il non meno noto Caius, roso dalla gelosia ed in preda ad ubriachezza vagamente molesta, farnetica: "Mens sana in corpore sano".
Gli astanti, usando il metodo deduttivo, concludono che Caius ha creato la massima del secolo (purtroppo l'ha di gran lunga travalicato) e lo inseguono vanamente, cercando di strangolarlo con corone di alloro: il tentativo non riesce ed i risultati li scontiamo tuttora.
Tendo a ritenere non pericolosa, se occasionale, l'ubriachezza del corpo: nel giusto contesto si può tollerare, scusare o, perfino, invidiare. Non ho la stessa opinione, perchè molto più dannosa, (vedi Marx e non solo) dell'ubriachezza della mente. Questi ed altri detti hanno tutte le caratteristiche per essere ricordati e diffusi, come accade per tutte le malattie endemiche.

Ne cito alcune:
1 - Sono sintetici. Anche persone di memoria labile possono ricordarli e citarli
2 - Parlano di argomenti generali, per tutti noi piuttosto importanti: vino, salute, verità (probabilmente in questo esatto ordine)
3 - Hanno tutta l'aria di possedere caratteri di universalità e sono antichi.
4 - Sparano stupidaggini in forma assolutamente acritica
5 - Conferiscono un'aria mediamente colta a chi li proferisce
6 - Non costano nulla!

Un'amica psicologa, un poco meno cinica, tende a ritenere che una mente assente non possa essere affetta da malattie: non ne sarei tanto sicuro.
Penso che molti fra di voi abbiano più volte notato il vuoto che si nasconde, talora, dietro gli occhi di alcuni atleti ed atlete anche molto famosi.
E' chiaro che non mi sento di fare nomi né, tantomeno, cognomi.
Di converso, molti fra i più grandi geni dell'Umanità, sono stati colpiti da malattie di ogni genere, anche contagiose. La TBC, ad esempio, andava di gran moda fino a qualche tempo fa.
Taluni di loro, anche contemporanei, avevano ed hanno il corpo confinato in sedie a rotelle, ma la mente libera, persa in spazi inaccessibili per il resto degli umani, anche di quelli dotati di salute straordinaria.
E' vero, però, che se una mente esiste ed è disposta ad imparare, la saldezza e la salute del corpo la possono aiutare, purchè saldezza e salute non siano l'unico scopo della vita.
E' anche vero che corpo e mente interagiscono e che si può (spesso si "deve") partire dalla mente per sanare il corpo, o partire dal corpo per sanare la mente.
Noi useremo la via apparentemente più semplice: ci occuperemo del corpo.

A questo punto il mio unico lettore penserà di averla scampata: errore!
Proprio quando si sta rilassando e, dopo aver stappato la sua birra, allunga le gambe sul divano preferito ("Non male questo autore." si sta dicendo "Poco noto, ma piuttosto affidabile. Da lui non mi debbo aspettare cattive azioni.") lo colpirò alle spalle con una citazione...greca.
A consolazione del lettore affranto (a questo punto penserà che non ci si può più fidare di nessuno) dirò che, per quel che riguarda le citazioni greche, non avevo proprio promesso nulla ad alcuno.
Luciano di Samosata, novelliere sofista di quasi duemila anni fa, affermava:

"Coloro che si dedicano agli esercizi fisici non si preoccupano soltanto della forma e dell'allenamento, ma anche, al momento opportuno, del riposo. Essi ritengono, infatti, che sia la parte più importante della pratica atletica. Allo stesso modo uno che studia dovrebbe, a mio parere, dopo la lettura di opere di un certo impegno, riposare la mente e renderla, cosi, pronta alla fatica che ancora l'aspetta."

L'affermazione, come avrete già notato, non è banale, non viene citata a sproposito nemmeno nelle riunioni post-conviviali e nei comizi sindacali, non è quasi mai oggetto di furiosi dibattiti nelle osterie e nei bar, è addirittura, come vedremo, non solo vera, ma fondamentale.
Circa duemila anni fa si citava tranquillamente, senza alcuna pretesa di aver scoperto alcunché di nuovo, un fattore dell'allenamento (il "riposo" appunto) che attualmente molti autori riportano avendo tutta l'aria di aver fatto la "scoperta del millenio": forse hanno letto il nostro Luciano (di Samosata) da quando la sua Storia vera è uscita in edizione economica. Per inciso: scoperta del millenio pare proprio essere. Sembra infatti risalire almeno al quinto millenio avanti Cristo!

Gli antichi pare poi conoscessero già in maniera piuttosto approfondita un altro cardine dell'allenamento: la progressività.
Esiste infatti (anche allora si parlava spesso per parabole) una leggenda che racconta di un lottatore famoso, probabilmente Milo da Crotone, che fin da piccolissimo, si allenava sollevando ogni giorno il suo vitellino: sempre "quel" vitellino. Ogni giorno il peso del vitello aumentava e cosi peso e forza del piccolo energumeno che divenne, con il trascorrere degli anni, un energumeno enorme.
I meno esperti faticavano assai a distinguere l'uno dall'altro (pare che Milo non avesse una vita coniugale felice) : li aiutava solo il fatto che Milo non aveva la coda.
Mentre taluni autori ritengono la favoletta una palla poderosa, almeno quanto la stazza di quel lottatore, altri rilevando argutamente l'assenza, in quei tempi, della Lega Protezione Animali, tendono a ritenerla possibile o, almeno, plausibile.
Una cosa è certa: il principio dell'aumento progressivo del carico è alla base dell'aumento di forza, resistenza, velocità, prestazioni.

Questo libro si occuperà dei Principi dell'Allenamento e non si piccherà né di rivelarvi aspetti della vita che potrebbero cambiare il mondo, né di rivelarvi nozioni fino ad ora riservate a poche sette segrete. Di vere rivelazioni, fino ad ora, ce n'é stata soltanto una: la Rivelazione. Il suo Autore ha fatto una fine troppo tragica perchè qualcuno, io in particolare, abbia una gran voglia di imitarlo.
Troverete invece, se lo leggerete attentamente, alcune considerazioni che potrebbero cambiare in meglio voi, la vostra vita, la vostra salute.
Allo stesso modo non vi rivelerò segreto alcuno.
Ho sempre pensato che chi è davvero in possesso di segreti, sarebbe meglio mantenesse la bocca cucita: farebbe una buona figura e non annoierebbe il suo prossimo.
Cercherò, di stemperare le molte nozioni in esempi ed aneddoti che possano un poco alleviare la nostra fatica: la vostra nel leggermi, la mia nello scrivere.
"Con un poco di zucchero, la pillola va giù" si canta in un film di Walt Disney.
Se potete, evitate lo zucchero: usate, al suo posto, un poco di miele o di fruttosio ed un poco di attenzione.
Quando, affranti, sarete tentati di chiudere il libro (vi direte "Non se ne può proprio più!") per rifugiarvi in qualche telenovela, meditate su un paio di questioni, non del tutto peregrine:
a - Questo libro, se attentamente letto, capito, applicato, potrà aiutarvi a rendere la vita più sana ed eccitante.
b - La visione prolungata di una qualunque telenovela vi condurrà per mano verso un solo risultato: un progressivo, inesorabile spappolamento del cervello. (Ammesso ne abbiate uno solo)

Buona lettura.

(1)Giovenale

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