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L'autore di questo piccolo scritto pratica questa straordinaria arte
marziale da soli due anni: un periodo scandito non solamente dall'intensa
attività sul tatami ma anche da ricerche appassionate sulle origini
e sullo stato attuale di questa disciplina.
Sebbene dunque io mi sia avvicinato all'Aikido da poco tempo, spero che
queste mie riflessioni siano supportate dagli esiti di queste intense
letture.
Uno dei problemi che sembrano affliggere l'Aikido contemporaneo è
sicuramente quello rappresentato dalla presenza di un numero piuttosto
elevato di federazioni ,ognuna delle quali molto diversa dalle altre.
Se è vero che apparentemente ciò non sembra rappresentare
un 'eccezione nell'ambito delle arti marziali (si pensi al numero elevato
di scuole di Karate o di Kung Fu esistenti), bisogna mettere in giusta
evidenza le ragioni per le quali nell'ambito dell'Aikido tale fenomeno
assume una particolare rilevanza.
Anzitutto, l'Aikido, come molti sapranno , è stato fondato dal
Maestro Morihei Ueshiba, detto O Sensei,il grande maestro, da molti reputato
il più grande budoka del ventesimo secolo.
Ueshiba Sensei, non considerò mai la sua arte, neppure negli ultimi
momenti della sua vita ,come un qualcosa di rigidamente definito e strutturato;
per capire quest'impostazione, bisogna comprendere la filosofia profonda
che guidava le sue azioni.
Egli ,infatti, non si riteneva il "creatore"di questo "cammino",
come sicuramente avrebbe preferito che fosse definito, bensì lo
scopritore di alcuni principi filosofici e religiosi, di cui le tecniche
sono l'espressione più piena.
Uno dei concetti guida della sua filosofia è denominato "Takemuso
Aiki"; Takemuso Aiki significa che le tecniche fioriscono come reazione
spontanea del praticante nei confronti dell'aggressore, la cui azione
violenta è inibita dalla capacità di ridirigere contro di
lui il suo movimento aggressivo.
Ecco perché l'Aikido non conosce lo studio dei kata come forma
codificata di movimento,poiché l'aggressore dovrebbe stimolare
nell'aikidoka una reazione istintiva di difesa, capace di adattarsi alle
esigenze che ogni circostanza presenta .Tuttavia , tale stadio iniziale
deve essere superato dalla capacità di associare all'efficacia
della tecnica l'abilità di saper entrare in comunione,sia fisicamente
sia spiritualmente con chi ci attacca.
Morihei Ueshiba considerava la sua attività come una forma di "work
in progress", ritenendo che essa potesse essere continuamente definita
e migliorata, e definiva con molta umiltà se stesso un individuo
che continuamente apprendeva.
Se si confrontano le tecniche che insegnava, ad esempio, nel 1930 ,e quelle
nelle quali istruiva i suoi allievi, poniamo, nel 1965, si noterebbe una
notevole differenza.
Credo sia necessario sottolineare, inoltre, che non lo stesso insegnamento
veniva impartito agli allievi ordinari e agli uchi deshi, cioè
i discepoli che vivevano nel dojo.
Per di più, il Fondatore risiedeva ad Iwama, dove aveva molti studenti
e dove pare che l'allenamento fosse più duro rispetto al dojo centrale
di Tokyo.
Dunque abbiamo molti e differenti elementi su cui ragionare.
A mio parere la disputa al fine di dimostrare chi pratichi il vero Aikido
non solo danneggia l'immagine di questo cammino ,ferendo profondamente
la sua filosofia, ma entra radicalmente in contraddizione con le parole
di O Sensei ; due affermazioni a lui attribuibili possono aiutarci a comprendere
meglio la sua prospettiva:
"L'Aikido non ha forme predeterminate, perché è lo
studio dello spirito"
"Cambiamento ed adattamento sono l'essenza dell'Aikido, se il tuo
cuore è sincero le tue tecniche saranno corrette"
Come ha avuto modo di spiegarmi una volta il mio maestro l'Aikido è
un principio….restringerlo in schemi angusti dimostra solo la nostra ristrettezza
mentale, meglio sarebbe accettare delle forme di contaminazione tra le
varie scuole.
E' agevole infatti osservare che molte delle federazioni esistenti sono
state create da discepoli diretti del maestro, ognuno dei quali ha enfatizzato
uno degli aspetti dell'Aikido, probabilmente quello che maggiormente lo
ha colpito, fosse l'uso del Ki, la padronanza delle tecniche di spada
e di bastone, o di quelle a mani nude.
Questa ricchezza di motivi non fa che confermare infatti il genio del
fondatore , che profuse nella creazione della "Via dell'Armonia dello
Spirito" anni e anni di ricerche e di riflessioni.
Daniele Condorelli
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