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JKD, un animale particolare |
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Cos'è il jeet-kune-do? Se ascoltate o leggete le risposte date a questa domanda vi rendete conto che c'è bisogno di chiarezza. Nel nostro Paese tanto aumenta il numero di chi sostiene di insegnare JKD quanto cresce la confusione. L'incomprensione generale mi spinge a tornare sull'argomento. C'è chi pensa si tratti di kickboxing con qualcosa aggiunto. Oppure di wing-chun modificato. O, è il caso peggiore, di un'accozzaglia di stili non ben definita. Una cosa è certa, alla fine degli anni Sessanta e inizio dei Settanta gli allievi di Bruce Lee praticavano il combattimento a full-contact con tutto ciò che questo comporta. Dunque: ottima preparazione fisica, impiego dei pesi, del sacco e della corda da pugile... adattavano l'attrezzatura del football americano per allenare i colpi a pieno contatto (Dan Inosanto inventò il primo scudo per i calci!). Impiegavano protezioni sulle mani e sul corpo (vedi la dimostrazione di Long-Beach, 1964). Nonostante alcuni campioni di quei tempi si ispirarono alle idee di quel vulcanico cinese, che in questo senso è stato il precursore della kickboxing, il jeet-kune-do non ha mai voluto essere uno sport da ring. La difesa personale, il confronto totale, resta il punto focale per il praticante di JKD. Non solo nella filosofia ma anche nella tecnica si fanno evidenti le diversità. La guardia di un pugile o un kickboxer insegna a tenere il "braccio debole" davanti, quindi a usare il jab per preparare la strada al colpo più potente, cioé il cross. Dato che il lato forte, il destro, assicura naturalmente movimenti più coordinati, precisi, la guardia del JKD preferisce mantenerlo avanti, cioé più vicino al bersaglio. Inoltre, il sinistro può così incrementare la sua potenza grazie alla rotazione dell'anca. Se poi aggiungiamo il fatto che jeet-kune-do è "la via del pugno che intercetta", il significato della mano forte (lead-hand) e della gamba forte (lead-leg) appare chiaro. Il praticante di JKD vuole concludere lo scontro il più velocemente possibile... Non vuole scambiare colpi con l'avversario o lavorare progressivamente con il trascorrere dei round. Esattamente l'opposto della strategia da ring. Per risolvere il jeet-kune-do intercetta l'azione dell'aggressore, spesso accorcia la distanza per cominciare un fuoco a raffica che impiega i pugni a catena (straight-blast, eseguiti in maniera "non classica"), ma anche colpi della boxe come ganci molto corti (shovel-hook, usati con potenza distruttiva da Jack Dempsey), gomiti e ginocchia d'ispirazione tailandese. Il trapping è una necessità. Solo se l'avversario blocca l'azione di pugno viene impiegato pak-sao, lop-sao o jut-sao, per poi tornare a colpire, cioé l'aspetto più importante per il jeet-kune-do. Quindi, il JKD applica alcuni dei principi del wing-chun, ma non è wing-chun. (continua) Roberto Bonomelli |
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