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Fin dalla storia dei tempi in ogni tipo di attività
sportiva è sempre comparsa, quasi nell'ombra, una particolare figura,
quella dell’arbitro. (dal latino “arbiter”: giudice a cui i
contendenti rimettono la decisione di una controversia).
Senza l'arbitro ogni partita di calcio, gara di pallavolo e di ogni altra
disciplina sportiva, non ultime le arti marziali, degenerebbe in una vera
e propria lotta per la conquista della vittoria, senza tenere conto delle
regole in essi vigenti. Degli sport da combattimento e particolarmente nel
karate, l'arbitro ricopre un ruolo di primo piano in entrambe le specialità,
kata (forma) e kumite (combattimento), ruolo che si concretizza
soprattutto nell'applicazione e nel rispetto dei regolamenti. Nelle gare
di kata spetta a lui esprimere un giudizio, quantificabile in punti, sulla
buona o meno buona esecuzione di ogni singolo kata, giudizio che porterà
all'atleta a prevalere sugli altri. Nelle gare di kumite, deve da un
lato saper riconoscere le tecniche valide ed attribuire ad esse dei punti
(Wazari o Ippon) che porteranno la vittoria a uno dei due combattenti e
dall'altro lato deve soprattutto vigilare affinché le tecniche portate
non mettono a repentaglio l'incolumità dei contendenti.
Nel karate un buon arbitro deve avere innanzitutto una buona
conoscenza dei kata e dei principi in esso contenuti, un buon colpo
d'occhio per poter vedere e valutare istantaneamente le varie tecniche
portate dagli atleti, una ottima conoscenza dei regolamenti arbitrali e
non ultima una grandissima obbiettività nell'esprimere il proprio
giudizio. Molto spesso all'arbitro vengono attribuiti, da parte degli
allenatori, errori di valutazione che hanno portato un loro atleta alla
sconfitta, ma mai eventuali errori che avrebbero potuto portare lo stesso
alla vittoria. Gli allenatori poco obiettivamente non ricercano le vere
cause della sconfitta di un proprio atleta nelle tecniche eseguite poco
efficaci, l'uso di una tattica non appropriata, la scelta di tempo non
corrette, ma preferiscono scaricare le loro colpe sulla incompetenza , a
loro giudizio, degli arbitri e facendo perdere all’atleta la fiducia in
coloro che li dovranno giudicare. La figura dell'arbitro una delle meno
giustificate del mondo degli sport, infatti lo si critica, ma non lo si
elogia se sotto la sua guida l'incontro si è svolto con regolarità, un
suo preciso dovere. Ciò nonostante chi ricopre la carica arbitrale deve
farlo con passione è con grande professionalità per poter dare il meglio
di se stesso e per riuscire a tutelare i diritti degli atleti che dovranno
salire sul tatami convinti che i giudizi espressi nei loro confronti siano
veritieri e che ciò gli porti a migliorarsi sempre più nelle tecniche e
nello spirito.
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