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Il 22 novembre 2002 è cominciata
la mia prima esperienza da jusuka in uno stage ad Ostia.
Il viaggio pur essendo stato lungo, si è rivelato l'opposto per me,
perchè i miei pensieri erano già indirizzati allo stage che
avrei svolto il giorno seguente.
E così.... il tempo è volato ed in un istante mi sono ritrovata
sul tatami.
La giornata era cominciata presto, forse troppo presto, perchè durante
la notte ero stata sveglia per ricordare la varie tecniche, che a Cameriano
(nella mia palestra) avevo già iniziato ad eseguire.
Dopo la colazione io, ed il resto della truppa, ci eravamo diretti verso
il quartier generale, dove c'erano più di 270 persone, provenienti
da tutt'Italia, con il medesimo interesse di arricchire il proprio bagaglio
personale.
Appena entrata nel dojo, le sensazioni che ho provato sono state tantissime
e immediate come un fulmine a ciel sereno; c'era un mix di: emozione, per
poter partecipare allo stage; paura, per il timore di non essere in grado
di affrontare quell'allenamento ed eccitamento, per la voglia incontenibile
di lavorare.... tutto ciò era ricapitolabile in un'unica parola:
felicità.
Il seguito al primo impatto, ho cominciato ambientarmi e dopo qualche minuto,
l'avventura vera e propria era incominciata.
Dopo un breve riscaldamento, il maestro giapponese Mitzuhasu, il quale parlava
un inglese a volte un po' personalizzato, aveva mostrato la prima tecnica
di Yoshin Ryu, la cosa che mi ha colpito di questo kata è che la
forza fisica non viene usata e che con “semplici” movimenti
si può spiazzare un avversario.
Dopo aver osservato questa tecnica, io e la mia collega, abbiamo provato,
cercando di seguirla al meglio possibile, seguita da un “tutor”
che sicuramente ne sapeva più di noi; in que momenti la voglia d'imparare
cose nuove dello sport che amo, era tanta e solo verso il tardo pomeriggio,
causa la stanchezza, era diminuita un poco.
La mattina tutto sommato l'ho trascorsa così, con poche distrazioni,
causate il più delle volte dai flash che immortalavano, in una foto
ricordo, il maestro giapponese circondato dai vari jutsuka (penso che alla
fine della giornata una paresi alla bocca, per i continui sorrisi, al maestro
non gliela abbia tolta nessuno)
La pausa pranzo, durata un paio d'ore, mi ha permesso di andare nel palazzetto
vicino dove avvenivano le finali di un torneo di lotta libera, che però
si è rivelata troppo distante dai miei gusti personali; verso le
15.30 le emozioni sono rinate e di conseguenza ho riaperto la mia mente
per assimilare altre cose nuove.
Poco alla volta il tempo trascorreva, fino alle 18,30, quando lo stage è
terminato. La fase principale era terminata.. ma.. ancora altri divertimenti
mi attendevano.
Infatti, dopo esserci recati in un ristorante per la cena, ho trascorso
un paio d'ore divertentissime con un istruttore di Ju Jitsu di Novi Ligure
e a parte le risate, ho anche ammirato un ragazzo, seduto accanto a me,
che assomiglia in tutto e per tutto a Paolo Maldini, percui tra una risata
e un'occhiata “indiscreta” ho passato una bellissima serata,
che ha stabilito inoltre buoni rapporti con altre persone.
Appena rientrata in albergo, la mia mente era già indirizzata al
giorno successivo, durante il quale si sarebbero svolti degli esami di graduazione.
Così la mattina seguente non si è fatta attendere...., e dopo
aver fatto colazione, una lunga passeggiata mi ha portato nuovamente nel
dojo.
Mentre ammiravo gli atleti agitati che svolgevano il loro esame, la voglia
di continuare ad ampliare le mie conoscenze era cresciuta a dismisura.
Ma sfortunatamente tutto ha una fine e anche quell'esame era terminato e
con lui anche questa entusiasmante esperienza.
Non avrei mai pensato che in soli 3 giorni, io, un quindicenne, potessi
provare tutte queste sensazioni in una volta sola, e per fortuna, mi sono
potuta ricredere.
Bene, ho scritto abbastanza (anche se voi forse non potrete mai capire bene
cio che ho provato) e l'unica cosa che spero è quella di poter riprovare
tutto questo.
Valeria
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