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Gran finale a Piacenza con la «Coppa del mondo» |
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Al
Best Fighter hanno partecipato di Ennio
Falsoni E’
piacevole parlare di cose belle e gradevoli come la redenta Coppa del
Mondo svoltasi a Piacenza, che ha brillantemente chiuso la stagione
agonistica dei migliori atleti. Piacevole come gustarsi una birra quando
si ha sete, dopo due giornate passate nel caldo-umido del palazzetto dello
sport di Piacenza. Francamente l’unica nota stonata di tutto l’avvenimento
perchè piccolo e forse ormai inadatto ad ospitare una kermesse come
questa, che cresce di anno in anno e che quest’anno ha visto ai nastri
di partenza ben 750 atleti in rappresentanza di 25 nazioni, non uno
scherzo! C’era ovviamente la «creme de la creme» in questa Coppa, e
ciò ha fatto decollare anche il livello tecnico di tutte le gare che sono
state belle ed emozionanti. Gianfranco
Rizzi, patron della manifestazione giunta ormai al suo terzo anno
consecutivo, è stato bravo perchè, prevedendo una maggior affluenza di
atleti, ha affittato anche la struttura secondaria del palazzetto di
Piacenza, compreso il campo da basket all’aperto, lì adiacente. Sicchè
tutta la zona era una sorta di cittadella, di fiera con stand di
espositori, venditori di bibite e panini, bar, insomma una logistica
accattivante anche per chi non partecipava direttamente alle competizioni
e poteva svagarsi girando di qui e di là. Le competizioni che più mi
hanno entusiasmato sono state quelle Open, ovviamente, anche perchè
seguendo una sola competizione, hai il modo di vedere quasi tutti i
migliori che comunque si erano distinti nelle rispettive categorie. Cominciando
dal semi contact, tra le donne per esempio, in grande evidenza le nostre
azzurre. Samanta Aquilano nei 50 kg., Gloria De Bei (in grande spolvero
quest’anno, avendo dominato nei 55 kg. quasi sempre), Luisa Lico nei 60
e Emanuela Amisani nei 65. Ci è sfuggita quella superiore vinta dalla
bella norvegese Line Nilsen (che poi ho scoperto essere la ragazzo di
Giampaolo Calajò di Palermo). Le vincitrici hanno dato vita ad una gara
open davvero mozzafiato, a volte quasi drammatica, come nel caso della
finalissima, per esempio, tra la calabrese Luisa Lico e la norvegese
Nilsen. Più alta dell’italiana, la norvegese è partita benissimo
piazzando ben due calci al viso di Luisa. Indietro di quattro punti, Lico
ha cominciato a mettere pressione all’avversaria, attaccandola appena
poteva entrando d’anticipo sulle sue lunghe leve. Calciava molto con la
gamba avanti Line, e si stancava così anche molto. Si è proprio visto,
ad un certo punto, che non ce la faceva più e brava è stata invece l’italiana
a profittarne per portare a casa una bella vittoria e le 300mila di premio
ai vincitori. Tra
gli uomini mancava invece nell’Open, Emanuele Bozzolani che nonostante
la bella vittoria nella sua categoria, gli 80 kg., aveva riportato una
brutta contusione agli obliqui e aveva dovuto dare forfait, e Marco
Culiersi, il nostro supermassimo della Victorian di Nerviano che lamentava
dolori muscolari. Rispetto alle donne poi, erano molti di più gli
stranieri che hanno affollato questa competizione, su tutti gli inglesi,
irlandesi, croati, tedeschi e sloveni. Giuseppe Fracaroli ed Andrea Ongaro
hanno difeso i nostri colori sino alle semifinali. Qui giunti hanno
trovato due vecchietti, due marpioni del semi contact internazionale,
ripettivamente Peter Edwards (40 anni), per anni la stella della squadra
di Albione, e Roy Baker (39 anni), capitano della squadra irlandese e
capitano della squadra Hayuashi che è imbattuta nell’Irish Open da 5
anni ormai. Ebbene Baker - Edwards è stata la finale dell’Open
maschile, e la vittoria è andata - e con un solo punto di scarto a pochi
secondi dal termine - all’inglese. Chapeau a questi due veterani per lo
spirito con cui affrontano trasferte come questa. «I still enjoy» - mi
ha confidato l’irlandese -. E beato lui che si diverte! Nella
gara a squadre (con la novità che ogni squadra dev’essere composta da 3
atleti maschi e una femmina), i protagonisti alla fine sono stati gli
stessi. In finale sono giunti appunto l’Hatashi di Roy Baker e una
italiana inventata al momento per l’occasione, composta da Roberto
Belotti di Bergamo, Giuseppe Fracaroli di Vicenza, Willy...di Milano e
Samanta Aquilano di Pizzo Calabro. Ebbene, la vittoria è andata - udite
udite - agli italiani che mettendo in campo grande agonismo, grande
determinazione, hanno battuto i fortissimi e famosi avversari. Nessuna
gara open a livello di light contact, e dunque le mie sono soltanto fugaci
impressioni dei vari incontri, perchè ne ho seguiti veramente pochi. Tra
le donne, molto bene, con la solita grinta e animus pugnandi la bergamasca
Barbara Plazzoli che ha confermato il suo ruolo di grande favorita,
essendo la campionessa del mondo in carica nei 60 kg. Tra le facce nuove,
assente Marzia Davide di Salerno, il nostro secondo pezzo da novanta, mi
è piaciuta la veneta Monica Compagno, allieva del maestro Terrin che lo
scorso anno dava filo da torcere a tutte nel semi contact e adesso si sta
imponendo nel light. Tra
gli uomini, non finisco di stupirmi di Egidio Carsana, altro bergamasco
doc, per il dispendio di energie che profonde nel gareggiare ovunque e
comunque. A Piacenza ha vinto meritatamente contro il polacco Maciazek, un
tipino niente male con cui ha scambiato anche qualche colpo duro. Di
«leggero» - a parte il nome - in quello che si vede normalmente in
circolazione c’è ormai ben poco, purtroppo. E del resto pratichiamo uno
sport di contatto dove la barriera, il limite del contatto, è veramente
sottile rispetto al full contact. Tra
gli italiani da segnalare, metterei su tutti l’emiliano Nicola
Bertolotti che nei supermassimi ha battuto il fortissimo e altissimo
polacco, Przemizslaw Zbytek in virtù di un cuor da leone. Nelle
le forme musicali, sembrava di assistere ad un vero e proprio campionato d’Europa.
Tra gli uomini mancava il fuoriclasse tedesco Christian Brell e poi
avremmo fatto il pieno. Ha vinto comunque negli stili hard, un altro
tedesco, Steffen Bernhardt, un suo clone. Tra le donne sorprendenti, come
sempre, le bielorusse Mariya Bosysygina, Olga Valentinova (che sembra una
contorsionista tanto è flessibile) che in questo momento non hanno
rivali, se si toglie la tedesca Sandra Hess, l’unica a tenere testa alle
due dell’occidente. Nel
complesso dunque, una bella prova generale in vista dei prossimi
Campionati d’Europa WAKO che si svolgeranno al centro Congressi di
Jesolo Lido dal 19 al 22 ottobre. |
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