in collaborazione con Zen Project

Anche l’Italia sarà ai «Panamericani»

L’occasione è unica e come tale merita una grande attenzione. A margine del raduno tecnico tenutosi nei pressi di Philadelfia, meglio conosciuto come «Master Camp», di cui parleremo tra poco, il Congresso dei paesi membri della «International Shotokan Karate Federation», rappresentante per gli USA, Canada, Centro e Sud America della storica JKA di Tokio, ha deliberato la partecipazione dell’Italia al prossimo campionato Pan Americano del 2001. A darne notizia, il rappresentante per l’Italia della stessa ISKF maestro Fabrizio Castellani, membro tra l’altro, della Commissione tecnica nazionale AKS e FIST.

 «Il prossimo anno - spiega sensei Castellani - Master Camp e campionati Panamericani si svolgeranno congiuntamente nel mese di luglio a Philadelfia, conferendo così una grandissima opportunità ai praticanti Shotokan italiani». Sono molti anni, infatti, che una rappresentanza italiana, per ragioni federali e politiche, non viene ammessa a partecipare a campionati appartenenti all’alveo JKA (il Campionato Pan Americano è secondo in ordine di importanza solo alla «Shoto Cup» che si tiene ad anni alterni a Tokio) e quindi si fa presto a classificare questo invito come un passo in avanti nel tormentato cammino che ha visto per troppo tempo la JKA e l’Italia procedere su due strade parallele senza mai toccarsi. Ma soffermiamoci ora su quello che non è un’esagarazione classificare come il più prestigioso raduno Shotokan su scala mondiale: il Master Camp di Philadelfia della ISKF. Uno stage di alto valore tecnico e spirituale se ci si sofferma non solo sulla presenza degli oltre cinquecento partecipanti, tra tecnici e rappresentanti nazionali, ma soprattutto sulla lista dei docenti considerati dai cultori dello stile, a prescindere dall’organizzazione a cui si appartenga, come il gotha del karate mondiale: Okazaki, Mikami, Yaguchi, Enoeda, Ueki, Koyama, Takashina, Okamoto, Schmidt e Field. Leggendo questi nomi non si può non rimanere impressionati dalla presenza, in un unico evento, di tante figure storiche del Karate Shotokan al punto da rendere il «Master Camp» una ricorrenza unica nel panorama marziale.

 Custode della più severa tradizione JKA lo stage di quest’anno si è svolto, come nelle edizioni passate, in un vero e proprio campo, lontano dal comfort del progresso, imponendo una tabella di marcia di oltre 6 ore di allenamento giornaliero. Una sfida non di poco conto che tende naturalmente ad allontanare chi rifiuta un’idea del karate fatta di sforzi, sacrifici e marzialità. Qui le cariche hanno sì una loro importanza, ma conta altresì quello che si dimostra sul tatami, lo spirito con cui ci si alza la mattina alle cinque in punto per il primo training e si va a letto alle dieci di sera dopo un’estenuante giornata trascorsa a tirare pugni e calci e a lottare contro l’attanagliante afa e l’insopportabile umidità.

 Per questo i partecipanti al «Master Camp» non sono poi molti se rapportati ai praticanti Shotokan di tutto il mondo; segno che si sta facendo strada oramai, una visione molto più blanda dell’Arte. Il solo tecnico italiano che ha partecipato all’evento è stato, come dicevamo, il maestro Fabrizio Castellani, secondo cui il «Master Camp» rappresenta «il massimo punto d’incontro tra spirito e corpo, naturalmente per tutti coloro che si riconoscono nei dettami tecnici della Japan Karate Association». Alla settimana di allenamento è seguito «l’International Goodwill Tournament», gara aperta a tutti i partecipanti allo stage e a tutti i tesserati ISKF/JKA. A titolo di cronaca segnaliamo la vittoria del team statunitense che ha letteralmente spadroneggiato nell’individuale, nelle competizioni a squadre sia nel kata che nel kumite. L’alto valore tecnico della squadra americana non fa così altro che incoraggiare la prossima nazionale italiana ad allenarsi duramente in vista del grande evento del prossimo anno.

 

 

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