
in collaborazione con Zen Project
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Il
Team Wjjf Italia a Orlando Terzi al mondiale |
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ORLANDO
- Paperon De’ Paperoni probabilmente non verrà mai in questo albergo
perchè, taccagno com’è, lo ritiene troppo costoso. Ma è certo degno
di lui, dell’uomo più ricco del mondo. Il Coronado spring hotel, a un
passo dalla casa di Paperone, quel Disney world che è il sogno dei
bambini - e non solo - di tutto il mondo. Noi
ci siamo, con i nostri bambini e con gli adulti, della squadra e del
gruppo che ci accompagna. Siamo arrivati ad Orlando da qualche giorno,
tanto per assuefarci all’ambiente ed abituarci a questo clima calduccio
della Florida. Già, assuefarci perchè noi, qui, non siamo venuti per
omaggiare Paperone e compagni. Ma per gareggiare: nella più prestigiosa
ed affollata competizione di arti marziali che si svolge nel mondo: l’Us
Open karate martial arts world championship. Come dire quasi tremila
atleti che, arrivati da tutto il mondo, vogliono dimostrare la loro abilità
nelle arti marziali studiate. Ci
sono tutti, dalla Cina al Giappone e, naturalmente dalla vecchia Europa.
«Ciao Italia», ci dicono. Noi siamo della partita naturalmente. Otto
elementi dello Zen club Livorno, qualificati ad Orlando grazie alla
conquista del primo posto alla gara internazionale avvenuta a Rimini, in
occasione della fiera del Fitness. Insieme allo Zen, c’è il team del
Judo club Albinia (Grosseto), di Aveliano Bettolini. A Rimini, loro hanno
vinto nella categoria degli adulti; lo Zen in quella dei ragazzi. La
Fenasco che ha operato le selezioni, ha quindi deciso di inviare due
squadre ufficiali. Ed
eccoci qui, con l’amico Paolo Boccotti, rappresentante di Carlo Di Blasi
in questa occasione, a ritirare pass e regolamenti ed a prendere i
contatti con questa mega organizzazione statunitense. Lo
Zen si presenta con un team veramente composito, in modo da poter
partecipare al maggior numero di gare possibile: Maurizio Silvestri, 7º
dan, direttore tecnico nazionale, che si impegnerà nelle gare di kata con
armi, demo team con i bambini, demo team adulti e difesa personale;
Giacomo Taddei, 3º dan, forme tradizionali e demo team; Andrea Salvini, 1º
dan, Paolo Ghionzoli, 1º dan, Simone De Gregori, 1º dan, tutti in una
squadra di demo; come, Andrea Duran (in gara anche per il free style con
armi dove, con una discutibile decisione, viene squalificato), Linda
Sanguinetti, Michele Silvestri. Questi ultimi tre, sono bambini ma, qui
negli Usa, non esiste una categoria per loro: gareggeranno insieme agli
adulti. Dire
che è enorme, questo salone del Coronado che è anche centro congressi,
è dire poco. Non abbiamo mai visto strutture nel genere. Basta pensare,
per farsi un’idea che contiene 40 aree di gara, dello spazio di 6 metri
per 6. Poi c’è il pubblico, il settore dell’organizzazione, ci sono
servizi di vario genere... Insomma, c’è da sperdersi. Ed in effetti
occorre fare molta attenzione a trovare la propria area di gara. Là
si combatte, qui ci sono forme tradizionali, là è di scena l’arte
marziale vissuta come acrobazia, quella dove si esalta la capoeira, tanto
per intendersi. A prima vista sembra proprio un grand caos. Ed un po’ lo
è davvero. Il bello è anche questo: viviamo una grande kermesse,
all’americana. Un clima di festa più che di agonismo sfrenato. Dove si
mette in campo tutto quello che abbiamo imparato. In pochi minuti dai il
massimo. E questo succede in ogni tipo di torneo. Ma qui ti senti caricato
dall’ambiente. Certo che ci sono delle sfasature: magari aspetti quattro
ore prima di essere chiamato. Incontri l’arbitro vestito di tutto punto
o quello con pantaloni corti. Il grande maestro con hakama che calza un
paio di pantofolone che finiscono con una testa Minnie. Ma
questa, ce lo dicono quelli del «Ciao, Italia», gente che vive qui da
sempre anche se ricorda ancora i nonni calabresi e siciliani, è
l’America. E, al di là di ogni retorica, il bello è proprio questo. Ci
siamo, a rotazione, ci presentiamo sui quadrati di gara. Tanta emozione
che poi scompare al momento della prova. Gli avversari sono davvero tosti
ed il bello è questo. Si lotta per l’accesso alle finali, limitate ai
primi due o tre elementi, a seconda del tipo di gara. Silvestri la
conquista nella difesa personale. Nel kata con la katana è sesto. Taddei,
settimo nella forma individuale. Risultati prestigiosi, visto che, in
gara, per ogni categoria, non sono meno di 30 partecipanti. Quarto posto
anche per il team del Judo club Albinia. Buoni risultati per i ragazzi
che, però non possono salire sul mega palco allestito nella notte dei
campioni. L’unico è dunque, Silvestri con il team composto da Giacomo
Taddei, Paolo Ghionzoli, Andrea Salvini. Si
tratta di dimostrare l’abilità nella difesa personale, presentando una
situazione reale di attacchi da strada. Il
pubblico, con tante autorità nel mondo marziale, da Bill Wallace in poi,
applaude l’italiano. Che, alla fine, sarà terzo, dietro al Team Bergamo
di un maestro americo-coreano che ha chiamato così la squadra in onore
del nonno, tra l’altro mai conosciuto ed alla squadra di Louis Santos
che... gioca in casa, essendo della Florida. Il vincitore è Santos che
era stato riammesso nella finale, dopo essere stato squalificato perchè
andato fuori tempo massimo. Secondo il Team Bergamo, campione del mondo
uscente. Gli
italiani si sentono un po’ defraudati perchè, il secondo posto, era
loro di diritto perchè la prova di Santos, maestro di aikido non era
certo il top dello street fight. «L’America - ci dice un concorrente
squalificato che ha partecipato alla gara di tecniche di rottura - può
essere anche questo». Forse non si comprende ma ci adeguiamo.
L’esperienza è stata fantastica ed essere terzi nel mondo, è una
soddisfazione enorme, inaspettata. |
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