in collaborazione con Arte in Movimento

Nell'immaginario: il Drago 

       di Luca Citron

Il drago: mostro terrificante e potentissimo, enorme creatura con corpo di coccodrillo, testa di cavallo, corna di cervo e grandi ali, lungi artigli e coda di serpente ma, soprattutto, micidiale alito di fuoco.

Incombe nel magma millenario dell'immaginario popolare, dominando leggende e mitologie sia in Europa che in Asia, come forse nessun'altra creatura della fantasia dell'uomo.

Già per le più antiche religioni mesopotamiche il drago era simbolo di male e distruzione: nell' Enuma Elish, poema della religione babilonese composto nel 2000 a.C., per assicurare l'ordine dell'universo è necessario sconfiggere la dea -drago Tiamat, personificazione degli oceani e regina del caos.

Nella mitologia dell'antico Egitto, ogni mattina il dio Sole Ra sconfigge e uccide Aphophis, drago delle tenebre, in una battaglia quotidiana perché la luce del giorno trionfi sull'oscurità della notte.

Anche per gli antichi ebrei il drago rappresentava la morte e il male e in tale veste il mostro satanico passa al Libro dell'Apocalisse e alle tradizioni cristiane successive, attraverso tutto il medioevo. La leggenda di San Giorgio narra che in una città pagana della Libia comparve un drago, simbolo del diavolo, che gli abitanti cercarono di placare dapprima offrendo pecore e quindi col sacrificio di alcuni membri della comunità. Venne sorteggiata la figlia del re, ma appena prima che il mostro la divorasse, colpo di scena!, arrivò Giorgio che uccise il drago e convertì la comunità al cristianesimo. E' così che l'arte medioevale si riempie di martiri che trafiggono e schiacciano sotto i piedi draghi e affini, allegorie di Satana.

Ma in altri contesti il drago ha altri significati: nella mitologia classica fa la guardia all'albero delle mele d'oro nel giardino delle Esperidi, mentre nella letteratura medioevale spesso sorveglia le fanciulle rapite, diventando simbolo di protezione o addirittura custode dei segreti del mondo da rivelare all'uomo.

Per non dire poi della tradizione popolare dell'Europa Settentrionale. Nel Nibelungen, poema epico tedesco del XII secolo, l'eroe Sigfrido uccide un drago e diventa invulnerabile cospargendosi il corpo con il suo sangue.

Gli indomiti Vichinghi dell'antica Scandinavia si lanciavano alla conquista degli oceani con vascelli di legno dalla prua decorata con draghi scolpiti.

Per i Celti della Britannia il drago, loro emblema araldico, era simbolo di sovranità e potere. I barbari delle steppe che abbatterono l'impero romano brandivano spade e scudi decorati con draghi furiosi per terrorizzare i nemici.

Simbolo del diavolo e di saggezza, di potere o di invulnerabilità per gli antichi europei, il drago raggiunge però in Oriente la sua consacrazione.

Nella mitologia indiana Indra, dio vedico dell'atmosfera e della pioggia, re del cielo, signore del cattivo tempo e guerriero celeste, rappresenta l'avversario più temibile per Vritra, drago demoniaco che imprigiona le acque dei fiumi e che Indra uccide affinché la terra torni fertile.

Invece in Cina e in Giappone, oltre ad essere l'emblema più antico nella mitologia e il motivo zoomorfo più raffigurato nell'arte, è una figura assolutamente benefica: rappresenta il potere celeste e terreno, la saggezza e la forza; vive nell'acqua o vola nel cielo, è portatore di salute, fortuna e, secondo i cinesi, di pioggia per i raccolti.

In occasione del capodanno cinese la danza del dragone multicolore nelle cerimonie tiene lontani gli spiriti maligni che potrebbero rovinare l'anno nuovo. Il drago a cinque zampe è diventato il simbolo dell'impero cinese (quello a quattro zampe è il drago comune), mentre quello a tre zampe è il simbolo dei giapponesi.

Le mitologiche cavalcate del drago tra le nubi e la forza delle tempeste che è in grado di scatenare hanno anche ispirato uno dei maggiori stili imitativi del wushu: il longxianquan, o boxe del drago (lonxia), originario della Scuola Emei nella provincia di Sichuan (Cina centrale), composto da movimenti energici, ampie ed eleganti rotazioni, cadute e rotolamenti.

Il movimento sinuoso del drago è inoltre il modello per la rapida schivata presente nei movimenti fondamentali, sempre ispirati agli animali, di un altro splendido ed efficace stile nei-chia (stile interno): lo Hsing-i.

Nel moderno wushu continua quindi a vivere e a tramandarsi il simbolo di una leggenda secolare e misteriosa, che unisce nello storia Oriente e Occidente: il drago. 

 

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