
in collaborazione con Zen Project
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World ju-jitsu federation |
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LIVORNO - Nuovi metodi di allenamento, un grande stage
con soke Clark, convenzioni con la federazione internazionale di Krav Magà,
creazione della Confederazione italiana ju-jitsu...Sul folto gruppo di
direttori tecnici intervenuti all’annuale assemblea ordinaria della
World ju-jitsu federation Italian management, in questo caldo settembre,
piovono un mare di novità. E ce n’è sempre bisogno, anche in una
organizzazione come la Wjjim che, per la verità, sta sempre ben poco
ferma e non si culla certo sugli allori. «E’ il momento di
rinnovarci ancora - dice il presidente e Dt, Maurizio Silvestri, agli
intervenuti - Di fare tesoro delle esperienze fatte in questi anni e di
offrire ai nostri allievi ed a quanti ci chiedono ju-jitsu, ancora
maggiori garanzie di professionalità». E’ certo un buon prodotto
quello della organizzazione italiana. Un prodotto pluricollaudato nel
corso degli anni. Un ju-jitsu che ha saputo riappropriarsi di tanti
elementi della tradizione ma anche del combattimento a corta distanza, di
quello che la moda attuale chiama street fight ma che, in realtà, è da
sempre praticato nel ju-jitsu e, in particolare nella Wjjf-Italia (o
Italian management che è la stessa cosa). «Siamo e saremo sempre una
organizzazione aperta ad incontri ed a conoscere scuole di qualsiasi arte
marziale - spiega Silvestri ai suoi tecnici - Questo, nell’ottica di uno
scambio di esperienze e di una approfondimento di certi aspetti. Abbiamo
un patrimonio tecnico invidiabile, programmi completi ed esaurienti sotto
ogni punto di vista. Probabilmente poche organizzazioni possono vantare un
programma del genere. E’ per questo che non temiamo ma, anzi, cerchiamo
confronti con gli altri. Per tutti, del resto, è finito il tempo di
restare chiusi nelle palestre». Nell’ottica dello scambio e
della collaborazione, è stato, proprio di recente, stipulato un accordo
con la International Krav Magà Federation-Italia, organizzazione appena
fondata che vede alla vice presidenza Silvestri. L’accordo prevede per i
soci Wjjim, la possibilità di partecipare ai corsi dell’arte marziale
israeliana, agli stessi costi degli associati. Ovvero senza pagare
un’altra affiliazione. L’assemblea ha approvato i
bilanci, economici e di attività. Quindi è stato elaborato il calendario
degli appuntamenti per l’anno sportivo appena iniziato. «Sarà un anno
di grande lavoro, anche perchè collaboreremo con l’Associazione
italiana ju-jitsu all’interno di una grande organizzazione, la
Confederazione del ju-jitsu italiana che è stata creata a Numana». In
quella occasione, ovvero allo stage nazionale della Aijj di Angelo Briano
si è concretizzato un progetto iniziato a Riccione, in occasione del
convegno nazionale sul ju-jitsu. «Con l’Aijj abbiamo deciso di dare
vita alla Confederazione, una organizzazione che va al di là delle sigle.
E che, significa, soprattutto la concretizzazione di un’idea, di un
Movimento: quello del ju-jitsu». Allo stage che si è svolto
prima dell’assemblea nazionale, tra gli ospiti c’è stato il maestro
Bottasso, allenatore della nazionale Aijj che ha tenuto lezione sul
Fighting sistem. La lezione ha interessato ed ha permesso ai maestri di
kick jitsu, la formula adottata nella Wjjim di rendersi conto che la
distanza tra le organizzazioni, anche in questo caso, non è certo
incolmabile. Interesse, dunque, come interesse ha suscitato la lezione di
Silvestri, sulla difesa personale e sulle concatenazioni di tecniche (gli
enbu) ai tecnici presenti a Numana. Con Bottasso, sul tatami sono stati
presenti Paolo Colla, responsabile della Iptaus, organizzazione
internazione delle scuole di polizia e Raffaele Pierucci, allievo diretto
di Dan Inosanto che si è occupato di tecniche di coltello e di shoot
wrestling. Ovviamente gli ospiti, sono
serviti ad integrare il lavoro svolto dalla commissione tecnica, composta
da Livio Proia, Fabio Fontanella, Luca Angeli, Giuseppe Li Gotti, ovvero i
pilastri dell’organizzazione, insieme Silvestri. In particolare, Proia -
docente diplomato Isef - si è occupato della didattica e dei nuovi
sistemi di allenamento del ju-jitsu per i bambini. Proia ha presentato,
nell’occasione gli argomenti dei corsi master che verranno svolti nel
corso di quest’anno. «Corsi che tendono - ha spiegato - a dare una
maggiore qualificazione professionale ai nostri istruttori. Non basta
conoscere i programmi: è necessario saperli trasmettere». Gli altri membri della
commissione hanno affiancato Silvestri nell’insegnamento delle
applicazioni pratiche dei programmi di base. «Applicare i programmi
significa essere veramente padroni delle tecniche - dice Silvestri - E,
quindi, tirarle da qualsiasi posizione, in maniera dinamica. Per questo,
è necessario usare anche delle protezioni, a maggiore garanzia dei
praticanti e per rendere più vicina possibile alla realtà
l’applicazione». Combattimento ravvicinato,
self defence ma anche pura tradizione. Per questo, durante lo stage dei Dt,
ci sono stati due momenti importanti di studio con Francesco Barberi,
esperto di esoterismo e, in particolare di esoterismo nelle arti marziali
nonchè di Iai e uso del katana. Alla serata di gala, a
chiusura della manifestazione, sono stati consegnati i diplomi di onore ai
direttori tecnici, in base alla anzianità ed ai meriti conseguiti nella
Wjjim. Uno diploma tutto speciale, è andato al praticante più anziano
(nel senso degli anni di pratica naturalmente), ovvero Sergio Favilli che
può vantare, oltre venti anni di appartenenza alla organizzazione.
Favilli è arrivato alla serata nella classica impeccabile divisa federale
(obbligatoria in certe occasioni perchè anche l’occhio e l’immagine,
vogliono la loro parte), divisa indossata con l’eleganza di ex
colonnello, dopo una giornata di allenamento con colleghi anche più
giovani, di tatami e di età: sulla carta d’identità, è segnata la
data di nascita, 1928. Ma solo sulla carta di identità. Premi
anche ai tre ragazzini che, dalla Coppa Italia al California di Rimini,
hanno saputo tenere alto il nome della Wjjf, ovvero la squadra ufficiale
dello Zen club: Andrea Duran, Andrea Bolano, Linda Sanguinetti. |
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