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Il radicamento |
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Le arti marziali sono attività di Terra. Non solo perché si praticano sul terreno, piuttosto che in acqua o in aria, ma soprattutto perché offrono l'occasione per radicarsi in se stessi. Il concetto di radicamento, che nelle marziali si acquisisce a partire dallo studio delle posizioni di guardia, è stato ampiamente studiato da Lowen, padre dell'Analisi Bioenergetica tecnica di psicoterapia psico-corporea, che facilmente si presta allo studio delle caratteristiche psicosomatiche delle arti marziali. Lowen studiando il radicamento o "grounding", traducibile letteralmente nel "sentirsi ben a contatto con il terreno", gli conferisce una doppia valenza sia psichica sia somatica. Un buon radicamento, infatti, agevola nell'individuo il rilassamento delle tensioni del corpo e della mente, avvicinando il centro di gravità verso il basso, più vicino alla terra: il risultato immediato sarà un maggior senso di sicurezza sia fisicamente sia psicologicamente. Infatti, quando siamo troppo carichi energeticamente (eccitati o in ansia) fisicamente abbiamo la sensazione di sollevarci da terra, quasi ci mancasse il terreno sotto i piedi, psicologicamente abbiamo la sensazione di perdere il controllo sia di noi stessi sia della realtà esterna. Al contrario, quando siamo troppo scarichi energeticamente (depressi) ci sentiamo sia fisicamente sia emotivamente incapaci di reagire. Attraverso la pratica delle arti marziali è possibile ottenere un buon radicamento sin dai primi tempi di pratica studiando la posizione di guardia, tenendo in considerazione almeno due fattori: 1. Il modo con il quale l'atleta usa i propri piedi 2. La sensibilità con la quale gestisce la propria postura. Due elementi dai quali non si può prescindere per ottenere un buon grounding. I piedi I piedi sono la parte del nostro corpo che ci consente di prendere contatto con il suolo. I piedi sono la nostra base d'appoggio nella realtà, infatti, quando " abbiamo la testa tra le nuvole" "non abbiamo i piedi per terra". Il mio lavoro mi ha dato occasione di incontrare numerosi atleti e ballerini, tutte persone che con i piedi ci lavorano, i quali, quando da me sollecitati a concentrarsi sui loro piedi, hanno scoperto stupefatti che non li utilizzavano nel pieno della loro funzione basilare di radicamento al terreno. I nostri piedi, infatti, sono le nostre solide radici che aderiscono al terreno e sostengono l'albero forte e flessibile che è il nostro corpo. Nella formazione marziale, controllare e valutare negli atleti le caratteristiche dei piedi e la loro qualità d'appoggio al terreno è un passaggio fondamentale per fornire una buona impostazione di base che conferisce solidità tanto al corpo quanto alla mente. Il modo in cui si presentano i nostri piedi, è spesso segno indicativo del modo in cui ci adattiamo alla realtà. Esporrò qui un breve elenco delle principali tipologie di piedi che ovviamente riduttivo rispetto alle varie tipologie di piedi, vuole in realtà stimolare l'attenzione del lettore su tale distretto corporeo e spingerlo alla sua osservazione. Principali tipologie di piedi 1. Piede piatto 2. Piede ad artiglio 3. Piede a maglio 4. Piede normale Dei piedi è necessario analizzare non solo la conformazione, ma anche il modo con il quale si poggiano sul terreno e come si muovono. Il modo con il quale il piede prende contatto con il suolo, durante il movimento, è indicativo della modalità con la quale l'individuo usa il proprio corpo e gestisce la relazione con la realtà. Contatto del piede con il suolo 1. Contatto troppo radicato 2. Contatto saltellante 3. Contatto sbilanciato 4. Contatto a forbice Un buon grounding non si limita ad agevolare nell'atleta il radicamento al terreno, ma gli consente un buon radicamento in tutte le capacità d'azione e di percezione del proprio corpo. La postura La postura è la risoluzione finale adottata dal nostro corpo per stare in piedi e muoversi nello spazio. La postura si analizza osservando l'allineamento, più o meno corretto, dei nostri distretti corporei, ed il modo, più o meno elastico, con i quali questi si snodano nel movimento e nello spazio. Secondo Lowen esiste una stretta correlazione tra l'atteggiamento posturale di una persona e le sue caratteristiche di personalità. Ogni struttura muscolare e ad ogni distretto corporeo sono deputati all'espressione di una o più emozioni. Nei primi anni di vita del bambino, quando l'espressione di determinati comportamenti sono ripetutamente bloccati da chi si prende cura di lui, si crea una sorta di tensione cronica del muscolo deputato all'espressione di quel determinato comportamento. Di tale tensione l'individuo non è consapevole, sente solamente a livello comportamentale di non essere portato o capace di attuare quel determinato comportamento. La postura è dunque determinata da fattori fisici, psichici e di relazione. Fattori psichiche es: se una persona è depressa si presenterà inevitabilmente con le spalle ricurve, gli occhi spenti ed abbassati ai lati, poca energia nell'azione. Fattori di relazione es.: se una persona è timorosa dell'autorità manterrà, standole di fronte, un atteggiamento corporeo dimesso e ritratto. Insomma guardando il corpo ed il modo di muoversi dell'altro possiamo intuire sempre qualcosa delle sue qualità e delle sue difficoltà. Nella pratica delle arti marziali la sensibilità ai segnali del corpo, il lavoro di conoscenza, correzione e gestione della postura sono parti fondamentali d'ogni programma. Questo studio si pratica solitamente sin dalle prime fasi di pratica, quando s'imposta la posizione di guardia. Le posizioni di guardia, di quasi tutte le arti marziali, hanno tra loro alcuni punti in comune che hanno come comune denominatore il fine di procurare una condizione di buon radicamento fisico e psichico. Posizione di guardia statica 1. Scarico del peso corporeo verso il terreno. 2. Adeguato appoggio sui piedi. 3. Semiflessione delle articolazioni delle caviglie e delle ginocchia. 4. Allineamento dei distretti corporei. 5. Gestione dell'attività respiratoria. 6. Spinta del respiro verso il basso, con particolare attenzione al distretto del bacino (hara), zona di produzione e di scarica dell'energia. Lo studio della posizione di guardia è la prima occasione, per il praticante d'arti marziali per sperimentare, attraverso un adeguato utilizzo del proprio corpo, una sensazione di maggiore radicamento e sicurezza in se stesso e nella propria realtà. Ricordo ancora, ma il mio corpo ricorda con maggior chiarezza, il primo insegnamento che un Gran Maestro mi diede la prima volta che presi lezioni, nel suo campo in Tailandia: mi mise davanti ad uno specchio e mi lasciò li nella posizione di guardia per tutta la durata della lezione. In quell'occasione ho esplorato attraverso il mio corpo, ogni micromovimento, a partire dai piedi sino alla punta dei miei capelli, necessario per arrivare e mantenere quella postura richiesta dalla posizione di guardia, in modo tale da poterla "sentire" comoda nel fisico e nella mente. All'inizio mi sentivo scomoda ed impacciata, ma lentamente, quando ogni distretto del suo corpo ha trovato la sua posizione, ho iniziato a sentirmi a mio agio, ben radicata e presente a me stessa e nella realtà che mi circondava. Era finita la prima lezione! Autore: Dott: Rosa Maria Distefano Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport Responsabile
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