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in collaborazione con Zen project

L’Acropoli si tinge di azzurro

di Bruno Garnieri

"...e fu così che ai campionati a cui non avrebbero dovuto prendere parte, essi si tolsero invece le più grandi soddisfazioni degli ultimi anni".

Se la si volesse romanzare è in questo modo che si potrebbe concludere questa cronaca dei recenti campionati europei di Wushu. Peraltro senza allontanarsi troppo dalla realtà dei fatti. E’ vero infatti che le difficoltà economiche in cui versava la Fiwuk negli ultimi mesi avevano reso incerte le probabilità che essa riuscisse a far partecipare la squadra nazionale all’appuntamento continentale tenutosi ad Atene nel novembre scorso. Ma si sa, noi italiani siamo maestri nell’arte di arrangiarsi e i soldi in un modo o nell’altro si sono trovati.

Alla fine quindi lo "spettro" della rinuncia si è smaterializzato e anzi, scacciata la grande paura, la nazionale che si è presentata al Palazzo dello Sport "Papandreu" era tutta superbamente al gran completo: 13 atleti (8 del taolu e 5 del sanda) come da regolamento più, in grande spolvero, una mezza dozzina tra consiglieri e segretari e "funzionari tuttofare" dalle funzioni appunto non meglio identificate, e così finanziaramente impavida da potersi regalare un paio di giorni di "vacanzina" preliminare in hotel 4 stelle, necessari senza dubbio per smaltire il fuso orario di...un’ora, e un’altra giornata di decompressione post-gara buttata li così, in scioltezza e senza pretese, tra una foto alla Acropoli e un panino al prosciutto. Che diamine! Adesso uno non può più neanche godersi la vita?!...

Veniamo alla competizione, quella nelle mani della federazione greca, è scivolata via senza intoppi ma, anche stavolta, senza nemmeno picchi di brillantezza organizzativa.

Tutto insomma secondo protocollo: cerimonie d’apertura e di chiusura con lunghi serpentoni di atleti in ghingheri e bandiere nazionali in testa; premiazioni-fiume che tra un ringraziamento, un discorso e una medaglia sfociano in bivacchi indecorosi di gente stremata ai piedi del podio; e poi forme e combattimenti "diluiti" nel tempo fino all’esasperazione, complice la calma olimpica (mai aggettivo fu più indicato) dello staff organizzativo greco, capace di ritardi da guiness dei primati e incapace di rinunciare a inutili "pause tecniche", chiamiamole così...

Ma tutto ciò è ampiamente giustificabile e direi addirittura perdonabile quando si deve accontentare un pubblico che... non c’era. Già.

Sempre che non si considerino mamme, parenti e amici dei locali. E allora lì si vola tranquillamente sulle... hm... vediamo... direi... due... tre... ma si... abbasso l’avarizia!... cinquanta persone!

Che dire: per un futuro migliore del "prodotto wushu", non ci resta che confidare nelle capacità commerciali degli olandesi che ospiteranno la prossima edizione degli europei. Dopo il fiasco di pubblico dei mondiali romani dello scorso anno e quello degli europei greci, sembra che i mediterranei con la pubblicità non ci sappiano proprio fare... nel Wushu, s’intende.

Per fortuna a risollevare questo sport ci sono gli atleti, tutti splendidi, campioni almeno nelle specialità della pazienza e della perseveranza; e quelli azzurri non solo in quelle. IL bottino di medaglie è stato infatti ben pingue: 4 ori, 3 argenti e 3 bronzi, con un apporto sostanziale da parte dei ragazzi delle forme, di solito "cenerentoli" rispetto ai "duri" del sanda.

Formisti peraltro ben noti e di ormai lunga militanza: Roberto Ruggeri, che con uno splendido exploit è medaglia d’oro (al cardioplama) in nanquan e poi anche nei duei lian (combattimento programmato a tre) con i compagni di sempre: Giorgio Pasotti, che in una pausa fra i mille impegni della professione di attore cinematografico trova il tempo di vincere anche l’oro nella spada e Luca Citron meno fortunato nelle specialità individuali, seppur inseritosi nei primi sei premiati, ma ugualmente campione europeo nel due lian.

Proprio quest’ultima medaglia, in gioco ancora nelle fasi conclusive della competizione, è sembrata alla fine suggellare simbolicamente la prestazione del trio nazionale plasmato dal direttore tecnico Mario Pasotti quasi fosse un premio alla carriera per un sodalizio di quattro individui che in anni di sacrifici in maglia azzurra hanno regalato indiscutibilmente successi, soddisfazioni e un’immagine competitiva al Wushu italiano.

A questi tre ori va aggiunto quello un po’ più rocambolesco ma altrettanto importante conquistato da Lorenzo Paglia nella lancia, quest’anno accompagnato in azzurro dai compagni di club Paolo Zaffelli ed Eleonora Cicero. Oro che sigilla un’altrettanto lunga carriera del generoso atleta modenese.

Argenti utili invece nel settore donne con Carmela Filosa. In ombra Tiziana D’Andrea.

Il gruppo sanda coi veterani Danilo Capuzi e Michele Fantozzi e con le giovani leve Davide Dall’Olio, Gianluigi Cesari e Salvatore Sampirisi si è comportato onestamente, portando al carniere azzurro tre utili bronzi e l’argento, che poteva essere oro con un po’ meno di ingenuità di Capuzi. Sicuramente un pizzico di inesperienza ha condizionato le prestazioni degli altri giovani combattenti; noie ad un ginocchio in semifinale hanno invece fermato Fantozzi sul terzo gradino del podio.

Rimane da appronfondire il meccanismo perverso di questo sanda per il quale a un’atleta che abbia disputato un solo incontro e lo abbia pure perso viene assegnata la medaglia di bronzo, a pari merito con il reale terzo classificato e invece a un altro atleta che abbia vinto almeno un incontro e abbia perso poi il secondo non venga data nemmeno la classica calorosa stretta di mano... si è visto anche questo.

A conti fatti l’Italia è risultata al secondo posto nel medagliere europeo, dietro a una Ucraina che intelligentemente ha fatto sue tutte le categorie femminili, notoriamente con meno concorrenza rispetto a quelle maschili, ma ugualmente dispensatrici di medaglie. Ci avesse pensato anche l’Italia a portare qualche donna competitiva in più...

Un bilancio assolutamente positivo, forse il migliore degli ultimi anni come accennato in apertura che dovrebbe convincere ulteriormente il Coni a puntare sul Wushu, soprattutto ora che circolano voci di un prossimo ingresso della disciplina nel Cio, l’Olimpo dello sport. Con la speranza di una lungimirante gestione del movimento italiano da parte del presidente Fiwuk, colonnello Falconi, ad Atene riconfermato anche vice-presidente europeo.

 

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