Muay Thai

Donna

Dalla parte delle bambine

1. L’educazione

“ E’ temeraria e avventurosa, si infila sempre in situazioni azzardate, come arrampicarsi su un cancello dal quale poi guarda giù un po’ preoccupata, evidentemente chiedendosi come farà a scendere, ma fiduciosa che le cose si metteranno per il meglio Il segno distintivo del suo carattere è appunto la fiducia . Appena si libera da una situazione problematica, si infila immediatamente in un'altra. La sua voglia di provarsi in imprese che sgomenterebbero bambini più grandi , non conosce soste o ostacoli. Ama il mondo con una passione entusiastica, assapora con intensità tutto  quello che le accade intorno tutto quello che si muove. ”

Questa è Alessia, una bambina qualunque descritta da Elena Gianini Bellotti nel libro Dalla parte delle bambine. Alessia ha 13 mesi ed ancora, forse per poco, si muove nel mondo con tenacia, vitalità, ricercando la sua autonomia.

Leggendo di lei o osservando una qualunque bambina della sua età, ci si chiede quale potente strategia educativa può ridurre una bambina ad abbandonare la propria indole vitale e curiosa, per lasciarsi incapsulare in una donna spenta e timorosa di esprimersi, ormai dimentica delle proprie potenzialità espressive nella vita.

La forza degli imperativi culturali, divulgati dagli atteggiamenti ed i comportamenti più frequenti delle persone, hanno il potere di canalizzare sin dalla nascita, il modo di essere donna e di essere uomo nella vita.

Il limite di tutto ciò sta non tanto nella individuazione di due sessi che ovviamente sono differenti, piuttosto nel limitare e confinare in atteggiamenti precostituiti le modalità di essere donna ed essere uomo.

I due sessi hanno in comune il fatto di essere entrambi esseri umano, con tutta la ricchezza ed limiti che questo comporta, e si riconoscono nella loro differenza, non solo per obbiettivi dati fisiologici, ma anche per la modalità con la quale uomo e donna miscelano ed esprimono le loro potenzialità ed i loro limiti.

Una analisi superficiale,  ma esplicativa  del fenomeno, evidenzia come la cultura e l’educazione infantile abbia fino ad ora promosso e sostenuto il maschio ad esprimere comunque e sempre le proprie potenzialità  e negare i propri limiti, mentre le femmine sono incoraggiate ad adeguarsi ai propri limiti e scoraggiate ad esprimere le proprie potenzialità. Questa equazione educativa trova una inversione di rotta nella formazione marziale, dove uomini e donne, seppur riconosciuti e rispettati nelle loro differenze fisiologiche, sono sostenuti entrambi nella ricerca ed espressione delle loro potenzialità e nella capacità di riconoscere i propri  limiti.

La formazione marziale infatti, essendo progettata per l’essere umano in quanto unità psicosomatica, offre una occasione non solo alle donne di riscoprire forza e vitalità come espressione di sé stesse, ma anche all’uomo la possibilità di accettare i propri non come una sconfitta , ma come una  caratteristica  di se stessi.  

2. Il blocco motorio

I movimenti del corpo, la gestualità, la modalità con la quale si esprimono le emozioni, piangere , ridere ect., sono uguali nel maschio e nella femmina sino al primo anno di età, con l’andare del tempo condizionati dalle risposte di compiacenza o di diniego dei familiari si strutturano nel bambino e nella bambina dei comportamenti abituali che consentono ad ognuno dei due sessi di essere accolti dai genitori.

L’aggressività (come moto, espressivo di se stesso, deciso e sicuro nei confronti altro) in principio è comune ai due sessi, durante la crescita, nel maschio è incoraggiata ed apprezzata, vincolandolo in stereotipi di comportamento mascolini senza mai potersi permettere espressioni che evocano la cedevolezza, la dolcezza o comunque sentimenti teneri. Mentre nella bambina l’espressione verso l’esterno dell’aggressività è mal giudicata, diventando spesso auto - aggressività.

La stesso avviene per la civetteria, che espressa in una bambina è gradita, tanto da essere spesso utilizzata da alcune donne come unica modalità espressiva, mentre nel maschietto è disapprovata .

Il ripetersi abitudinario di apprezzamenti e rifiuti di certi atteggiamenti nella bambina ed altri nei bambini, creeranno in ognuno dei due sessi dei blocchi fisici e psicologici inerenti la capacità d’espressione delle emozioni sgradite a chi si è preso cura di loro.

La bambina che si arrabbia ed usa le mani per esprimersi, sarà sollecitata a non farlo. I primi tempi il bisogno espressivo è impellente ed spontaneo, e per questo la bambina deve trattenersi volontariamente, irrigidendo la muscolatura deputata all’espressione sana dell’emozione. Con l’andar del tempo ed il ripetersi di tali occasioni, la bambina crea una tensione cronica del distretto bloccato, ed una insensibilità fisica e psichica all’emozione anticamente trattenuta.

In quanto esseri umani seppur complessi e straordinari, siamo anche, per certe dinamiche comportamentali, abbastanza semplici. Ci comportiamo per abitudini acquisite. Certe volte persino variare la solita strada, che percorriamo quotidianamente per andare al lavoro ci sempre troppo faticoso, figuriamoci avventurarsi a modificare comportamenti che abbiamo acquisito per abitudine sin da piccoli. Infatti ciò non è sempre necessario, lo diventa solo nel caso in cui constatiamo ed accettiamo, che alcune delle nostre modalità espressive non ci soddisfano più, non ci sono più funzionali, anzi ci danneggiano.   

3. Il potere del movimento

Attraverso i giochi ed il movimento i bambini si sperimentano e incidono, al livello neuro muscolare, la qualità del movimento e della modalità espressiva che li condizioneranno da adulti.

Una bambina allevata secondo il principio della remissività comportamentale e della staticità  del suo movimento non potrà certo sperimentare, come fa un maschio, il proprio corpo nello spazio, la forza delle sue azioni e la coordinazione del suo corpo in movimento. Impedire ad una bambina di giocare con la terra, di fare giochi in movimento, di scontrarsi corpo a corpo con l’altro, limita il panorama espressivo a sua disposizione.

Egualmente, evitare che un maschietto si sperimenti nelle sue potenzialità  di maternage ( capacità di accudire), giocando con una bambola, lo depriva di una parte espressiva, a sua disposizione per natura, morbida ed accogliente.   

Le nuove generazioni di genitori, consapevoli  delle limitazioni che un certo tipo di educazione produce, hanno addirittura evitato che le loro bambine giocassero con le bambole, non avendo intuito che il principio non sta nel togliere qualcosa, quanto nell’ampliare il campo di possibilità espressiva sia per le donne che per gli uomini. Così lasciando ad ogni essere umano il potere di comporre la propria alchimia.

La formula finale dell’alchimia di ogni singola persona determina il modo di essere di ogni donna e di ogni uomo.

Le arti marziali offrono un terreno asessuato per quanto riguarda la possibilità di esprimersi e crescere come essere umano, e contemporaneamente rispettoso delle differenze tra uomo e donna.

Psicosomatica delle arti marziali

Postura <>sicurezza in se stessa

La postura è la risoluzione finale che il nostro corpo ha adottato per stare in piedi, per muoversi nello spazio, per rilassarsi ed altro ancora. La soluzione posturale finale che ognuno di noi ha adottato è stata determinata dalla miscellania di una serie di fattori.

·        Fattori fisiologici

·        Fattori psicologici

·        Fattori ambientali 

La combinazione di questi elementi da il risultato finale della nostra postura, nonché del nostro modo di essere e di vivere nel mondo.

La postura, specchio di noi stessi, ci dice molto della persona e ne evidenzia sia le qualità che le difficoltà.

Le arti marziali basate tutte sul principio dell’equilibrio posturale sono una occasione fruttuosa per sperimentarsi secondo nuovi equilibri che lentamente e costantemente vanno ad incidere al livello neuromuscolare una nuova soluzione posturale, più funzionale per la persona.

Respiro <>gestione dell’ansia

 Il respiro, elemento fondamentale della nostra sopravvivenza, ma anche della nostra autonomia ed individualità, pensiamo per esempio all’urlo del bambino appena nato non solo come primo respiro, ma anche come la prima espressione di se, indipendente dalla madre. Questo mezzo espressivo così chiaro e potente come il suono del respiro, spesso viene trascurato ed ancor più di frequente bloccato da tensioni muscolari croniche delle zone deputate ad attuarlo.

Queste tensioni croniche si verificano quando l’individuo deve:

1)      Bloccare l’espressione vocale del respiro, cioè la voce.

2)      Bloccare la sensibilità alle emozioni, poiché è attraverso il respiro che noi “sentiamo” e bloccando questo che diventiamo insensibili.

3)      In situazioni di ansia o di paura.

Nelle arti marziali una attività respiratoria completa ed efficiente è una condizione determinante per una adeguata esecuzione delle tecniche.

a) La complessa attivazione muscolare necessaria per la respirazione è parte integrante dell’equilibrio posturale necessario all’esecuzione delle tecniche.

Es.: Per sferrare un colpo di braccia o di gambe è sempre necessario che ci sia la partecipazione attiva dei muscoli del bacino e del diaframma.

b) Ogni tecnica se completata nella sua esecuzione dall’espressione vocale del respiro, acquista potenza e consente una migliore espressione energetica .

c) L’allenamento aerobico e di sparring , che si pratica nella muay thai, provoca un aumento dell’attività respiratoria simile a quello che si verifica negli stati d’ansia. Imparare a gestire i sintomi generati dall’aumento dell’attività respiratoria è parte integrante di una lezione di Muay Thai.

L’occasione offerta agli atleti di arti marziali di lavorare sulle tecniche, integrando attivamente al movimento del corpo la respirazione e la sua vocalizzazione, è una occasione preziosa per recuperare la sensibilità del proprio respiro ed acquisire gli strumenti per gestire gli stati d’ansia.

Movimento energetico <> potenza d’azione

L’armonica integrazione tra una postura funzionale, la piena attività respiratoria,  il movimento finalizzato in una azione decisa, come nel caso delle tecniche studiate nella Muay Thai, crea un gradevole movimento energetico. L’attivazione completa di carica scarica e ricarica dell’energia produce nella persona una condizione di soddisfazione sia fisica che psichica. 

Il  movimento energetico prodotto è necessario che trovi sempre delle vie di uscita e di espressione, poiché in caso contrario produrrebbe una azione di rimbalzo negativa su tutto il sistema psicofisico. E’ fondamentale infatti che l’energia del movimento venga scaricata attraverso tutte le vie d’uscita che il corpo offre.

Occhi – Bocca - Arti superiori – Bacino - Arti inferiori

Nelle arti marziali non esiste tecnica che non preveda la partecipazione di tutte le parti del corpo in armonia con quella deputata alla espressione del colpo stesso. Operando in questo modo, le tecniche acquistano la massima potenza, ottenuta con il minor sforzo possibile. 

Es: Un calcio, che ovviamente è portato con una gamba, necessita sempre di una condizione di equilibrio del corpo intero.

Es: Una tecnica di braccia necessita sempre di un adeguato appoggio sulle gambe.

In particolare nella Muay Thai oltre alle suddetti punti di scarica energetica sono utilizzati anche i gomiti e le ginocchia. Queste due articolazioni, spesso catalogate solo come zone di transito dell’energia, acquistano in questa arte marziale tutta l’importanza già attribuita ai più noti distretti di scarica energetica.

Strategia dall’allenamento <> supporto specifico per le donne

Quanto detto sino ad ora relativamente alle potenzialità formative su base psicosomatica, delle arti marziali ed in particolare della Muay Thai, è scevro da differenziazioni sessuali, ma è rivolto all’essere umano in generale.

La strategia di allenamento che si pratica nella Muay Thai, ed in particolare nella Muay Boran, consente ottimi risultati formativi sia fisici che psichici, nelle praticanti donne :

a) L’allenamento allo sparring: occasione di verifica psicosomatica  di se stessi in momenti di stress, dove è necessario esprimere se stessi nel pieno delle proprie potenzialità.

b)L’allenamento muscolare mirato alla esplosività ed al potenziamento, da non confondere con il Body  Building, rinforza gruppi muscolari solitamente poco utilizzati, garantendo alla donna ben allenata forza e potenza.

c) Lo studio di tecniche risolutive utilizzate sui distretti più sensibili come la gola, gli occhi ed altri consente di finalizzare l’azione, ogni volta come fosse quella decisiva. Nella azione decisa e finalizzata la donna ha l’occasione per sperimentare la propria assertività, spesso spenta da condizionamenti culturali . 

Donna – Guerriera                                         Donna – Donna  

La presenza sempre maggiore di donne che praticano arti marziali, persino quelle fino ad ora considerate dure e violente come la Muay Thai, è spesso motivata dai vantaggi terapeutici sia fisici che mentali riscontrati in seguito alla pratica costante e motivata di una disciplina marziale.

L’analisi delle caratteristiche terapeutiche delle arti marziali ha però evidenziato una controindicazione dovuto ad un vizio di interpretazione.

Le donne che praticano una disciplina sino ad ora tipicamente maschile, sono spesso condizionate, ad identificarsi con l’immagine culturalmente determinata della donna guerriera. In verità un processo di formazione non dovrebbe vincolare nuovamente la persona in un modello precostituito, piuttosto incentivare la ricerca del proprio modello. Le donne che praticano arti marziali, non dovrebbero sentirsi costrette a trasformarsi in un uomini per esserne all’altezza.

Con la pratica delle arti marziali in verità la donna riscopre qualità in suo possesso sino ad ora mai utilizzate.

Risultato finale è : una maggiore assertività

Assertività come espressione chiara e diretta delle proprie emozioni siano esse definibili deboli o forti. Ciò consente una maggiore fiducia in se stessa ed il miglioramento dei rapporti con gli altri.

La donna, acquistando sicurezza in se stessa può concedersi una soddisfacente espressione  tanto della rabbia quanto dell’amore.

L’uomo addestrandosi all’assertività migliorerà la sicurezza in se stesso imparando a gestire emozioni di rabbia e d’amore.

Dott:Rosa Maria Distefano

Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport

 

- ©  Copyright      w w w.artimarziali.org   by ferpat -